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Luigi Di Maio: “Venezuela e Cuba mediatori sulla Libia”. Non ha la laurea, e si vede…

Luigi Di Maio: "Venezuela e Cuba mediatori sulla Libia". Non ha la laurea, e si vede...

Luigi Di Maio: “Venezuela e Cuba mediatori sulla Libia”. Non ha la laurea, e si vede…

ROMA – Luigi Di Maio: “Venezuela e Cuba mediatori sulla Libia”. Non ha la laurea, e si vede… “I Paesi occidentali che hanno interessi petroliferi nel Paese non sono credibili per mettere insieme le tribù e le varie comunità locali. Noi proponiamo una conferenza di pace che coinvolga i sindaci e le tribù, mediata da Paesi senza interessi, tipo quelli sudamericani del gruppo Alba (Alleanza bolivariana di cui fanno parte Cuba e Venezuela ndr). Poi dobbiamo smettere di affidarci a Sarraj. Non è un capo legittimato dalle tribù o dai libici”. Così il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio in due interviste a Stampa e Repubblica rilasciate a Boston in cui parla di migranti, Europa, Usa e Afghanistan.

Un paio di giorni fa Luigi Di Maio era stato presentato anche alla comunità scientifica della prestigiosa università di Harvard. Introdotto come dirigente di primo piano di un “movimento populista di destra”, Di Maio era stato incalzato anche sulle competenze, dubbie in verità, esibite dai 5 Stelle. A difesa sua (non si è laureato) e del gruppo dirigente, ha risposto di aver dovuto abbandonare gli studi per occuparsi del salvataggio di un’Italia rovinata dai sedicenti esperti.

Ascoltando le dichiarazioni sulla Libia, il sospetto che non fosse sufficientemente preparato per discutere di certi temi, sta tuttavia diventando una certezza. I paesi occidentali che hanno interessi petroliferi non possono occuparsi del futuro della Libia, ma il Venezuela che notoriamente ha nel petrolio la sua storica risorsa principale sì? E poi, è sicuro che il premier Maduro, impegnato in una crisi istituzionale già tracimata in un clima da guerra civile, voglia spendersi per una questione così lontana? Gli ha telefonato, l’ha messo al corrente, c’è qualche iniziativa diplomatica in corso? Per qualche motivo Di Maio ha sempre il Venezuela in testa, come quando lo associò al nome di Pinochet solo per dare del dittatorello a Renzi.

Non meno sconcertante è la sua visione dell’Europa unita, ogni giorno ne esce una per giustificare l’impasse e la contraddizione di chi deve criticare euro e Ue perché lisciare il pelo agli euroscettici porta voti ma non può suggerire soluzioni estreme perché si caccerebbe nell’angolo dei sovranisti lepeniani. E infatti continua a proporre un impossibile referendum (l’Italia vieta la consultazione per modificare i trattati internazionali):

“Pensiamo prima di tutto che i cittadini debbano potersi esprimere, ma dobbiamo anche immaginarlo come una forma più democratica di aggregazione, ad esempio con l’opt-out permanente. Draghi cerca di ‘dopare’ l’Eurozona stampando 60 miliardi di euro, ma non potrà farlo per sempre”, dichiara Di Maio. “Non vogliamo uscire dalla Ue, ma riformarla e separarla dall’euro. Il referendum è un mezzo per essere ascoltati: quando verrà indetto, ci siederemo a tutti i tavoli europei per provare a salvare la Ue, trasformandola in unione dei popoli che si occupa delle esigenze della gente”.

Ok la gente, si capisce. Ma l’opt-out permanente? Non basta sparare qualche anglismo tecnico per impressionare la gente: opt-out significa rinuncia, recesso, ve lo immaginate un club di 19 paesi membri che possono decidere di uscire ogni volta che una questione non gli piace? E a proposito di Draghi: quando chiuderà l’ombrello – e non è che può o non può, ma deve – la prima a bagnarsi sarà l’Italia, perché il debito pubblico monstre non è un’invenzione tecnocratica e gli investitori agiscono nell’unico modo razionale che conoscono: difendere i loro interessi.

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