Politica Italia

Oltre Lusi. Spendono 136 mln, ricevono 500: sono rimborsi elettorali?

Il tesoriere Luigi Lusi

ROMA – Rimborsi elettorali è una parola grossa nel caso dei partiti italiani: altrimenti perché se complessivamente hanno speso 136 milioni nel 2008, hanno ricevuto indietro 503 milioni? La Corte dei Conti stessa non ci ha visto chiaro, ma finora si è limitata a stigmatizzare mettendo perlomeno in dubbio la correttezza semantica della parola rimborsi. E perché un partito defunto come la Margherita riceve ancora rimborsi, alla memoria? E i tremila immobili intestati agli ex Democratici di sinistra quanto rendono, perché sono custoditi in fondazioni esterne all’attuale partito Democratico?

La scabrosa vicenda Lusi, il tesoriere che ha fatto sparire 13 milioni di euro della Margherita, denaro pubblico in fondo, torna a far discutere sulla legittimità dei rimborsi elettorali e sulla ripartizione dei contributi alla politica. In breve il “Buco nero è il sistema di finanziamento per i partiti”, come titola un articolo sul Corriere della Sera firmato Sergio Rizzo. Lusi ha già ammesso l’appropriazione indebita, ma come mai nessuno nel partito conosceva ammontare, destinazione, utilizzo dei fondi raccolti?

La questione merita di essere riesaminata, anche considerando che il ricorso ai rimborsi elettorali fu lo stratagemma con cui fu aggirato nel 1993 l’esito del referendum popolare che abrogò il finanziamento pubblico ai partiti. Era l’onda lunga di Tangentopoli, i partiti da qualche parte i soldi li devono prendere: ma il rimborso non ha certo arrestato le pratiche tangentiste, gli affari loschi ecc… Soprattutto, dal 1996 il sistema è letteralmente impazzito. Le cifre ricordate da Rizzo sono da capogiro: dal 1999 al 2008 le retribuzioni dei dipendenti pubblici  sono cresciute del 42,5%, i rimborsi del 1.110%. Nel 1996 An e Forza Italia dichiararono spese complessive per 5,1 milioni di euro, nel 2008 il Popolo delle Libertà ha documentato spese per 68,5 milioni. Una lievitazione del 1.239%. Quanto ai rimborsi elettorali, spiega Rizzo, “decollavano del 1.008% da 18,6 milioni a 206,5 milioni”.  Nel passaggio dall’Ulivo all’Unione le cose non sono andate tanto diversamente: da 17 a 180,2 milioni, una crescita del 960%. Insomma presentarsi alle elezioni è un’attività redditizia, un investimento, tanto anche se perdi (importante è superare l’1%) il rimborso non te lo nega nessuno.

Specie se si usano macchinazioni abbastanza grossolane che però non saranno certo i partiti, che le hanno inventate, a disinnescae. Per esempio nessuno, nell’ultima manovra lacrime e sangue solo per noi, ha pensato di eliminare una norma del 2006: i rimborsi sono calcolati per i cinque anni della legislatura, anche se questa, come nel caso 2006-2008, dura solo due anni. E non basta, perché il rimborso si somma alla legislatura successiva, che va dal 2008 in poi. Uno scippo con il motorino è più raffinato. Anche perché, nonostante il fiume di soldi, la corruzione ci costa ancora 60 miliardi l’anno. Gola Profonda non è un film pornografico.

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