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M5S, firme false: 12 indagati, 2 deputati. Grillo: “Fuori chi sbaglia”

ROMA – Quattro indagati a Bologna e dieci a Palermo, di cui due parlamentari (nazionali e non regionali). Dalla Sicilia all’Emilia Romagna è bufera sul Movimento 5 Stelle per il caso firme false raccolte irregolarmente per le elezioni comunali del 2012 e regionali del 2014. Mentre Beppe Grillo tuona: “Fuori chi sbaglia, senza sconti”.

In un post apparso sul suo pulpito blog il comico ligure si affretta a prendere le distanze dagli indagati e annuncia l’avvio della macchina di epurazione:

“Venerdì verrà votato online il collegio dei probiviri, organo di garanzia del Movimento 5 Stelle previsto dal regolamento approvato online dalla stragrande maggioranza degli iscritti, che ha facoltà di disporre la sospensione cautelare dell’iscritto. Nel MoVimento chi sbaglia va via, senza sconti”

E aggiunge: “Siamo gli unici a farlo. Negli altri partiti, su tutti il Pd, le falsità, le condanne, gli sprechi sono la chiave per fare carriera politica”.

Verrebbe da chiedersi, anche i parlamentari? A Palermo la Procura ha fatto partire i primi inviti a comparire per gli indagati. Secondo indiscrezioni una serie di indagati avrebbe concordato con i Pm la data dell’interrogatorio prima ancora dell’invito. L’atto rappresenta anche l’avviso di garanzia per il reato previsto dal testo unico sugli enti locali. Nella lista spiccano i nomi di due deputati nazionali, Riccardo Nuti e Claudia Mannino, indicata come una delle attiviste che ricopiarono le firme, inutilizzabili per un errore formale.

Stando allo Statuto del Gruppo M5s alla Camera i deputati che dovessero auto-sospendersi o venissero sospesi dal Movimento potranno essere allontanati anche dal gruppo parlamentare. Lo stesso Statuto richiede tuttavia che la sospensione venga decisa a maggioranza assoluta. “Il Presidente o il Vice Presidente vicario del Gruppo, su proposta di un quinto dei componenti del Gruppo Parlamentare, provvede, con votazione a maggioranza assoluta dell’Assemblea, intesa come Gruppo Parlamentare completo, sulla base della gravità dell’atto o del fatto, alla sospensione temporanea o all’espulsione dal Gruppo” si legge nello Statuto.

Sempre a Palermo sono inoltre indagati i parlamentari regionali siciliani Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, rea confessa, gli attivisti Samanta Busalacchi, Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso e Francesco Menallo, il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello e un decimo esponente che avrebbe avuto un ruolo minore nella vicenda.

 

Medesima situazione a Bologna dove è stato aperto un fascicolo a carico di quattro persone che ipotizza la violazione della legge elettorale in occasione delle Regionali 2014. L’inchiesta è nata da un esposto di due militanti. Gli indagati sono tre attivisti (Stefano Negroni, Tania Fiorini e Giuseppina Maracino) e il consigliere comunale Marco Piazza, vicepresidente dell’assise di Palazzo d’Accursio.

Ai quattro è contestata la violazione dell’articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Piazza sarebbe chiamato in causa in qualità di certificatore, insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone.

Tra le contestazioni, nel fascicolo del Pm Michela Guidi che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Vergato, c’è quella di aver autenticato firme non apposte in loro presenza oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità, oppure in mancanza della qualità del pubblico ufficiale. Al momento sembra dunque che non siano contestate firme false, ma irregolarità commesse nella raccolta delle stesse sottoscrizioni, per le liste circoscrizionali dei candidati del Movimento 5 Stelle.

L’esposto che diede il via agli accertamenti fu presentato da Paolo Pasquino e Stefano Adani, ex militanti di Monzuno, paese dell’Appennino. La denuncia riguardava anche una sottoscrizione ritenuta irregolare perché avvenuta al Circo Massimo di Roma, quindi fuori dal territorio di competenza, durante un raduno M5S, dal 10 al 12 ottobre 2014.

Fonti vicine ai vertici M5S sottolineano come, per quanto riguarda il caso bolognese, il vicepresidente del Consiglio comunale Marco Piazza ha già dato la sua disponibilità ad auto-sospendersi. A breve, si spiega, ci sarà un colloquio tra lo stesso Piazza e il garante delle regole del M5S Beppe Grillo.

In un tweet la vice-capogruppo Pd alla Camera, Alessia Morani, non può fare a meno di notare: “Quattro indagati per le firme false a Bologna, sommati con quelli di Palermo sono dodici. Allora è un metodo, si chiama Grillopoli”.

Marco Di Maio dell’ufficio di presidenza del gruppo Pd alla Camera, aggiunge: “Questa è l’ennesima conferma che nel M5S la trasparenza è soltanto una parola priva di significato, usata solo a fini di propaganda. I dipendenti della Casaleggio Associati non hanno nessuna credibilità quando parlano di rispetto delle regole e di difesa della democrazia in quanto violano, ripetutamente, le regole più elementari che ne sono alla base”.