Blitz quotidiano
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M5S Roma: “Ci risulta che hai tradito, fuori!”

M5S Roma: raffica di espulsioni via lettera sulla base di "si dice" e " ci risulta" che lo staff Casaleggio assume come prove di tradimento e disubbidienza

ROMA – M5S: “Ci risulta che hai tradito, fuori!”. A Roma è partita una raffica di espulsioni che coinvolge anche militanti storici dei meet up M5S Roma, persone che materialmente hanno contribuito a fondare il movimento. Per lettera. Che laconicamente mette alla porta sulla base di decisioni arbitrarie, inappellabili e spesso non verificate di esclusiva pertinenza del vertice nazionale rappresentato da Grillo-Casaleggio e Direttorio.

“Ci risulta che lei abbia disconosciuto in modo pubblico il sistema di votazione e delle candidature su cui si basa il Movimento cinque stelle. Per questo motivo viene sospeso con effetto immediato dal Movimento”: questo il testo della lettera ricevuta da Roberto Motta e resa pubblica da Jacopo Jacoboni de La Stampa, che già aveva intercettato il “contratto” preliminare che il M5S Roma fa firmare ai canditati alle elezioni comunali. Una specie di dimissioni in bianco con multa da 150mila euro incorporata per chi disubbidisce alle direttive dello staff di Casaleggio.

La stretta per assicurarsi la fedeltà granitica degli eletti alle direttive (e il silenzio assoluto con i giornalisti sulle questioni controverse e il tentativo di una selezione virtuosa del personale politico) procede però a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Corrisponde cioè alle intenzioni mai abbandonate di introdurre per i candidati M5S il vincolo di mandato (contro il dettato costituzionale), ma quello che vale a Roma non vale, per esempio, a Torino, dove nessuno si è sognato di inviare lettere di alcun genere.

Un fatto che conferma il quadro di un Movimento ormai sempre più diverso – anche assai spaccato – nelle differenti aree territoriali. Roma e Napoli o la Sicilia sono una cosa, Piemonte e Liguria un’altra, il Veneto un’altra ancora. A Bologna e Napoli il documento non è ancora arrivato, ma almeno nel primo caso, non è detto neanche ce ne sia bisogno: la militarizzazione è avvenuta prima; a Milano, qualcuno di molto vicino alla Casaleggio ci ha persino scherzato su, sul contratto, «alla Bedori (la candidata a Milano) dovremmo far firmare un documento al contrario, le diamo noi 150mila euro se si ritira» («con lei prendiamo il 5 per cento», dicono a Milano). (Jacopo Jacoboni, La Stampa)