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M5S (senza candidato) vota Salvini-Berlusconi. E viceversa. Renzi lo picchiano in due

M5S (senza candidato) vota Salvini-Berlusconi. E viceversa. Renzi lo picchiano in due

M5S (senza candidato) vota Salvini-Berlusconi. E viceversa. Renzi lo picchiano in due

ROMA – M5S, l’elettore M5S al primo turno delle Comunali, rimasto senza il suo candidato al ballottaggio, ha votato in netta prevalenza per il candidato sindaco di Salvini-Berlusconi-Meloni. Se al secondo turno ha votato (molti si sono astenuti ma è difficile individuare un’astensione selettiva grillina dentro il grandissimo mare dell’astensione indifferenziata pari al 54 per cento circa), l’elettore grillino ha votato a destra.

Lo confermano le letture dei dati e dei flussi elettorali, lo certificano gli Istituti di ricerca e studi che fanno questo lavoro. Ma, appunto, si tratta di conferme. Nel nostro piccolo (non certo solo noi e noi per primi ovviamente) ci eravamo arrivati anche prima che si votasse. Che l’elettorato grillino consideri il Pd e la sinistra come il primo avversario, che il voto al Pd sia per questo elettorato il maggior peccato possibile è cosa che si vede, sente, tocca ogni giorno solo a voler vedere, sentire, toccare. (Magari i non pochi Bersani d’Italia non vedono, sentono, toccano…magari è una sorta di “pace dei sensi”).

Ecco alcuni esempi del fenomeno elettorale che vede mischiarsi senza grandissimi problemi e in rilevante quantità l’elettorato di Grillo-Di Maio e quello di Salvini-Berlusconi.

San raffaele

Alessandria: gli elettori grillini al primo turno diventano al 30 per cento elettori di destra, solo al 15 per cento di sinistra.

Como: 32% di elettori grillini al primo turno al ballottaggio hanno votato a destra. Zero a sinistra

Genova: 29 per cento di grillini al primo turno al secondo vota a destra, 12 per cento a sinistra.

Piacenza: 22 per cento di grillini al primo turno al secondo vota a destra, 18% a sinistra.

Pistoia: addirittura 44% per cento di grillini al primo turno vota a destra al secondo, solo 9 per cento a sinistra.

L’Aquila: clamorosamente l’intero elettorato grillino si trasferisce a destra al secondo turno, 72 per cento!

Il fenomeno è nazionale e costante e non ci vuol molto per spiegarlo. E’ un fenomeno elettorale che ha una sua “naturalezza” nella determinazione di entrambi gli elettorati a punire chi governa e anche nella contiguità, se non sovrapponibilità, di alcuni umori: anti Europa, euro, banche, immigrati. E affine è anche il sospetto-disprezzo verso le cosiddette elites e competenze tutte ribattezzate caste.

Ed è in fondo un fenomeno che non appare, si ripete. Un anno fa fu l’elettorato di destra che, rimasto senza il suo candidato al ballottaggio, in misura rilevante e decisiva votò per i candidati sindaci M5S, Raggi e Appendino per prime. E ancor prima era successo a Parma dove l’elettorato di destra votò serenamente per iol primo Pizzarotti.

Si ripete, si ripeterebbe anche a livello nazionale quando si trattasse di votare non per un sindaco ma per un premier? Alle politiche non ci sarà un ballottaggio e quindi nessun elettorato “perderà” il suo candidato e la sua lista e si troverà a dover scegliere tra astensione o il meno peggio degli altri. Però questa contiguità e possibile osmosi tra elettorato di Salvini-Berlusconi e quello di Grillo M5S c’è e lavora ogni giorno. Sarà una delle zone di faglia della campagna elettorale, lì dove milioni di voti stanno con un piede di qua e uno di là.

M5S e destra centro, o centro destra che sia, ciascuno dei due ha potenzialità di allargare il suo consenso e rappresentanza parlamentare sfondando o assorbendo l’uno dall’altro. Anche alle politiche.

Non così l’elettorato Pd. Che anzi appare chiuso in una scatola, che oggi è un lago senza affluenti. Nessuna possibilità o quasi di immissioni di elettorato grillino. Nessun afflusso rilevante di elettorato “moderato” come direbbe Berlusconi. Anzi, un lago senza affluenti sottoposto a scavi di invaso che sanno tanto di boicottaggio. Il centro sinistra o sinistra centro è oggi una ipocrita finzione o nel migliore dei casi un ingenuo miraggio elettorale.

Un elettore di Mdp (Bersani-Speranza-D’Alema) o di Sinistra Italiana non gli basta “turarsi il naso” per votare un candidato Pd. Non lo vota e basta e non lo vota con soddisfazione e convinzione. E viceversa. Non sono Pd e Mdp-Si forze diverse da con difficoltà alleare ma forze avversarie, anzi nemiche. E Pisapia che dovrebbe “federare” è, con il senso delle proporzioni ovviamente, la più grande invenzione mediatico-politica della prima metà dell’anno.

Dietro e sotto Pisapia il nulla o quasi elettorale, il massimo che può fare è “federare” tutti gli anti Renzi a sinistra, questo sì. Ma questo non moltiplicherà i voti perché se il Pd di Renzi è un lago senza affluenti, il bacino elettorale della sinistra anti Renzi è e resta un laghetto. Agitato e mosso, ma sempre laghetto.

Renzi dunque. Lo picchiano in due: l’elettorato di Salvini-Berlusconi e quello di Grillo-M5S. Uno lo tiene, l’altro lo picchia. A turno. E mentre i due lo picchiano, i futuribili “alleati” di sinistra ne chiedono la sparizione. E mentre in due grossi e forti lo picchiano e alcuni piccoli e queruli gli intimano di sparire, dentro il Pd c’è sempre chi sta lì con la missione boicottaggio Renzi.

Quindi non si vede, proprio non si vede come Renzi possa essere il prossimo presidente del Consiglio. Perché Renzi è minoranza nel paese. E perché è ormai chiaro e scritto sulla pietra del voto popolare che in Italia due cose insieme non puoi essere: se vuoi essere maggioritario, se vuoi avere “vocazione maggioritaria” non puoi essere riformista. Renzi ha tentato di essere entrambe le cose. Non si può, in Italia semplicemente non si può.

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