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Mafia Capitale processo. Odevaine confessa: “5mila euro al mese da Buzzi, io facilitavo…”

Mafia Capitale processo. Odevaine confessa: "5mila euro al mese da Buzzi, io facilitavo..."

Mafia Capitale processo. Odevaine confessa: “5mila euro al mese da Buzzi, io facilitavo…”

ROMA – Mafia Capitale processo. Odevaine confessa: “5mila euro al mese da Buzzi, io facilitavo…”. Una ammissione totale, la prima nell’aula bunker di Rebibbia dove si celebra il maxiprocesso a Mafia Capitale. Luca Odevaine, l’ex componente del tavolo nazionale sugli immigrati e tra i 46 imputati nel processo al ‘Mondo di mezzo’, ammette di avere percepito da Salvatore Buzzi, dominus delle coop romane e tra principali imputati, per quasi 4 anni, circa 5 mila euro al mese.

E ancora: l’ex braccio destro del sindaco di Roma Valter Veltroni ( confermato per tre mesi nel 2008 quando la capitale incoronò Alemanno) davanti ai giudici della X sezione penale risponde “sì” alla domanda sui diecimila euro percepiti dalla cooperativa La Cascina per un totale di circa 260 mila euro. Per questa vicenda Odevaine ha già patteggiato una pena a 2 anni e 8 mesi, restituendo alla Procura una cifra pari al frutto della corruzione.

Un fiume di denaro che Odevaine avrebbe percepito per avere svolto il ruolo di “facilitatore” e “cerniera” tra il mondo delle coop e gli uffici di ministeri e istituzioni. “Ho percepito 5 mila euro al mese da Buzzi da fine 2011 al novembre del 2014 – ha risposto -. Per lui risolvevo i problemi, facilitavo gli interessi di Buzzi. Ho preso soldi anche dalla cooperativa La Cascina: dieci mila euro, poi diventati 20 mila euro” per un totale di circa “260 mila euro” dai vertici della cooperativa.

Ricostruendo il rapporto che lo legava a Buzzi, Odevaine ha spiegato di aver svolto un “ruolo di collegamento con il ministero degli Interni e prefetture. Un mondo con cui quelle coop difficilmente riescono ad avere un dialogo. Io avevo rapporti personali con funzionari del ministero per la mia lunga esperienza nel comitato per l’ordine e la sicurezza”.

“Le richieste di Buzzi erano varie” ma, ha aggiunto Odevaine nell’aula bunker di Rebibbia, “non mi sono arrivate per orientare il flusso di migranti attraverso il tavolo, né avrei avuto alcun potere di farlo. Era un tavolo politico dove non si discuteva di flussi riguardo ai singoli centri”. L’ex componente del tavolo sugli immigrati ha aggiunto, inoltre, che le coop di Buzzi e quella ‘bianca’ della Cascina arrivavano a gestire a Roma circa “l’80 per cento dei servizi per migranti”.

Parte delle domande dei pm Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini si sono concentrate sul rapporto tra l’imputato e il commercialista Stefano Bravo, anche lui sotto processo per corruzione perché ritenuto il responsabile della messa a punto della documentazione fittizia che avrebbe dovuto giustificare l’ingresso delle somme illecite nella casse della Fondazione IntegrAzione e delle società riferibili a Odevaine.

“Era il mio commercialista personale e della famiglia, si occupava della contabilità della Fondazione – ha spiegato -. A lui ogni tanto chiedevo consiglio, gli dissi che avevo soldi in contanti ma lui certe cose preferiva non saperle. Io gli presentai i rappresentanti della Cascina e poiché con questa cooperativa avevo in piedi un affare che non aveva nulla a che vedere con la questione immigrati, gli chiesi se voleva occuparsene. Cominciavo ad avere numerose attività fuori dall’Italia e avevo bisogno di una persona che seguisse le mie cose in Italia”.

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