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Di Maio gaffe: “Renzi come Pinochet… in Venezuela” FOTO

ROMA – Già la sortita, il paragone tra Matteo Renzi e il dittatore Augusto Pinochet, non era stata delle più felici. Ma Luigi Di Maio, nel post in cui paragona il Presidente del Consiglio al dittatore del massacro dello Stadio (oltre 3500 morti) incappa anche in una brutta gaffe geografico-politica trasformando Pinochet nel dittatore del Venezuela.

Di Maio ha immediatamente corretto l’errore ma gli internauti sono stati più veloci di lui. E’ bastato fare uno screens per diffondere ovunque il post scorretto. A seguirle il popolo del web, con il Pd che si è subito scatenato pubblicando la versione ‘originale’ del post del vicepresidente della Camera apparso su Facebook.

“Non sa leggere le mail e parla a vanvera di #Pinochet. Ma poi #DiMaio lo sa dove si trova il #Cile?” scrive tra gli altri su su Twitter il senatore dem Andrea Marcucci che conia l’hashtag #dimaioinpeggio.

Il post di Di Maio dopo la correzione. Secondo l’esponente M5s, Renzi

“non è un Presidente del Consiglio ma il più grande provocatore del popolo italiano, un Presidente non eletto, senza alcuna legittimazione popolare, che sorride mentre le persone soffrono. Il referendum di ottobre, novembre o dicembre (ci faccia sapere la data, quando gli farà comodo) lui stesso lo sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Cile. E sappiamo come è finita”.

“Noi continueremo a raccontare i pericoli della Riforma Costituzionale, il nostro obiettivo è salvare la Carta fondamentale del Paese dalle sue oscene modifiche. Questa non è una riforma, è un attentato alla democrazia” aggiunge il componente del direttorio M5s che poi sottolinea: Renzi “parla di Legge elettorale e di referendum, mentre i cittadini chiedono soluzioni ai problemi reali: meno tasse, lavoro, reddito, sviluppo, diritto alla salute e all’istruzione. Ma soprattutto parla di modifiche alla nostra Costituzione. Un Presidente del Consiglio mai passato per il voto, che non ha mai presentato un programma elettorale agli elettori e che è a capo di una maggioranza eletta con una Legge dichiarata incostituzionale”.