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Marco Pannella, Laura Harth, Matteo Angioli: “A letto insieme…”

ROMA – Marco Pannella, Laura Harth e Matteo Angioli. Un trio, non un ménage a trois. Del particolare e quasi unico rapporto tra il leader storico dei radicali e i due giovani militanti, 30 anni lei e 36 anni lui, si è detto e scritto molto, soprattutto nei giorni prima e dopo la morte di Pannella, il 19 maggio scorso. Adesso loro due in una intervista rilasciata a Vanity Fair sgombrano il campo dai frequenti fraintendimenti.

“Ribadisco, non ho mai fatto con Marco”, dice Matteo, ridendo. E Laura cerca di spiegare quel che era per loro Pannella, l’uomo con cui di fatto hanno vissuto per mesi nella mansarda in via della Panetteria, pieno centro di Roma, a pochi metri dalla sede dei Radicali a Largo Argentina.

“Marco è la famiglia che abbiamo scelto”. Una famiglia che non prevedeva privacy né confini: apriva la porta mentre si era in bagno, invitava la coppia a dormire insieme nel letto matrimoniale perché non amava stare solo.

 

“L’ultimo giorno, prima che arrivasse l’anestesista che lo doveva sedare, mi ha lasciato il suo testamento morale”, ha raccontato Laura Harth. Queste sono state le sue ultime parole: “Grazie, grazie, grazie. Amore, amore, amore”.

Sempre Laura ricorda: “Una mattina, ero seduta sul water, quando ho sentito qualcuno aprire quella del bagno”. “Bonjooooour”, le disse Pannella, dandole un bacio sulla fronte.

“Era difficile trovare un momento solo per me e Matteo. Eravamo sempre insieme tra casa e partito. Marco dormiva poco. La sera ascoltava senza sosta Radio Radicale e fumava i suoi Toscanelli. Alcune volte, dopo cena, andavamo in camera nostra a guardare un film e lui impazziva. Così si metteva a camminare avanti e indietro nel corridoio per farci uscire”.

Una convivenza non sempre facile proprio per questa totalità chiesta da Pannella. Per questo motivo nell’aprile del 2015 la coppia si trasferì in un altro appartamento, a 500 metri dalla mansarda di Pannella. La prima sera nel nuovo appartamento Matteo mandò un messaggio agli amici più stretti, tra cui Pannella: “Prima cena a casa nostra”. E Pannella anziché rispondere con auguri come gli altri scrisse: “Ragazzi, scusate il ritardo, sto arrivando”.

“Alla fine è stato bello così, ma lui non aveva davvero capito che era una cosa a due. Noi eravamo un trio, punto”.

Così nel marzo del 2016 i due militanti sono tornati a vivere nella mansarda:

“È stato naturale. Marco stava male e aveva bisogno di noi”, racconta Matteo. “Abbiamo dormito nel suo letto per fargli compagnia”. Ma già lo facevano prima. “Spesso è successo che ci chiedesse di stare tutti e tre nel lettone perché non gli piaceva stare da solo. Passavamo serate bellissime a parlare di tutto”.

 


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