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Maria Elena Boschi: “Chi propone il NO al referendum non rispetta il Parlamento”

ROMA – “Chi propone di votare No al referendum costituzionale non rispetta il Parlamento”: è la dura critica lanciata dalla ministra delle Riforme istituzionali, Maria Elena Boschi. In un intervento durante la presentazione della rivista Strade, la ministra ha spiegato la sua visione:

“Abbiamo scelto di rispettare in toto la procedura prevista dall’articolo 138 della Costituzione per modificarla. Questo ha significato scegliere la strada più dura, un impegno notevole. Ma ora è un elemento di forza anche rispetto a chi propone di votare No buttando via due anni di lavoro e ricominciare daccapo immaginando che ci sia una maggioranza per una riforma diversa. Ma questo vuol dire non rispettare il lavoro che il Parlamento ha fatto: sei votazioni con maggioranze che hanno sfiorato il 60%. Un dibattito vero”.

E ancora:

“Abbiamo trascorso nottate a discutere modifiche come quella sulla dichiarazione dello stato di guerra. I parlamentari hanno votato 120 modifiche rispetto al testo approvato dal governo. Ora con il referendum questa scelta del Parlamento può essere confermata o meno dai cittadini. Nel nostro caso, a differenza del Regno Unito, il sì o no è decisivo. Siamo tutti noi a dire sì o no al cambiamento che stiamo proponendo al Paese”.

Per Boschi

“La riforma della Costituzione fa bene alla democrazia, rafforza le istituzioni e dà strumenti utili per fare le altre riforme, e credo che possa avere anche una incidenza sulla crescita economica. Perdere questa opportunitàha un costo, non solo per i risparmi che non ci sarebbero, e parliamo di 500 milioni all’anno, ma in termini di crescita del Paese, perché istituzioni che funzionano meglio garantiscono la possibilità di maggiore crescita e sviluppo. Soprattutto la stabilità è la base di un miglioramento dei nostri conti e della nostra economia. Abbiamo visto che la volatilità dei governi ha portato a politiche di corto respiro. Una stabilità diversa, attraverso la legge elettorale e anche superamento del bicameralismo perfetto, consentirà una programmazione diversa, sui cinque anni, e non politiche di breve respiro che danneggiano anche l’economia”.

Poi la ministra si è lanciata in un paragone ardito: quello con le discussioni durante l’approvazione della Costituzione italiana nel 1948:

“Sono la prima a riconoscere che questa non è la riforma perfetta, e del resto leggi perfette difficilmente esistono, ma mi rincuora pensare che anche quando fu approvata la Costituzione italiana del 1948 non mancarono le voci critiche. Salvemini disse addirittura che gli unici articoli buoni erano quelli che permettevano di modificarla. Ruini disse che se la prima parte era destinata a non cambiare, sarebbe stato necessario rivedere la seconda parte. Magari non è la riforma ideale, ma i suoi pregi fanno dire che è una riforma positiva, che ci fa fare un passo avanti”.

Boschi ha anche sottolineato che “nello scegliere oggi di modificare la Costituzione ci siamo mossi nel solco di quanto previsto da padri e madri costituenti. Noi abbiamo scelto di rispettare in toto l’articolo 138 non cercando strade alternative o gruppi ristretti. Mi auguro che nel 2026 non si debba discutere dell’ennesima riforma che non è andata a buon fine”.