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Maria Elena Boschi premier? Ci sono altri 6 pretendenti. Ma c’è anche il posto della Boldrini…

Maria Elena Boschi premier? Ci sono altri 6 pretendenti. Ma c'è anche il posto della Boldrini...

Maria Elena Boschi premier? Ci sono altri 6 pretendenti. Ma c’è anche il posto della Boldrini…

Maria Elena Boschi vuole diventare la prima donna primo ministro della storia d’Italia. E se non ci riuscirà, almeno punta a occupare la poltrona di presidente della Camera, dove oggi siede, sempre più criticata, Laura Boldrini. Se ne parla oggi, ma per vedere cosa accadrà davvero bisogna aspettare le elezioni nel 2018.

Intanto Marco Damilano sull’Espresso stila la lista dei pretendenti al posto di presidente del Consiglio, avvertendo che l’attuale occupante del palazzo, Paolo Gentiloni,

“nonostante la debolezza politica e il limite di leadership continua a essere il principale candidato alla successione di se stesso”.

Ecco gli altri nomi che circolano a Rona, nel sempre torrido clima di fine agosto 2017:

Giuliano Amato. Un po’ troppo vecchio. Avrebbe 80 anni nel 2018 e quello è un mestiere per “giovani”. In tanti lo detestano. Berlusconi e D’Alema lo volevano presidente della Repubblica. Renzi saggiamente lo bocciò.

Marco Minniti. Comunista di rito Dzerzhinskiano. Sa che il popolo vuole l’ordine e la legalità. Sa che si fa la rivoluzione contro gli abusi non per l’abuso continuo. Si sta coprendo di gloria ripristinando un minimo di decenza nell’assalto dei profughi dalla Libia.

Graziano Delrio. “Renziano di rito ulivista” per Damilano. Ha legato il suo nome alla pessima non riforma delle Province. Ora vuole regalare un po’ di soldi ai geometri a spese nostre, imponendo a tutte le case il certificato anti sismico di staticità. Nessuno è mai andato a fondo nella sua gita in Calabria per andare in processione a Cutro. Un paese a mille km da Reggio Emilia, di cui era sindaco.

Dario Franceschini. Anche lui non appare molto qualificato. Quando era segretario del Pd, fece una pessima figura e mise in imbarazzo il Partito dicendo che nessun italiano avrebbe potuto affidare i suoi figli a Berlusconi. Da ministro della cultura ha privato i pensionati degli sconti ai musei, iniziativa a dir poco inutile e vergognosa, unica al mondo. Però è fortunato. La sua provinciale imposizione di dirigenti stranieri nei musei italiani ha coinciso col boom del turismo culturale e del turismo tout court. Però sarà difficile dargli torto quando dirà di aver fatto una scelta giusta. Ma gli italiani hanno fatto anche meglio. Il problema, prima delle persone, è nel sistema: leggi, procedure.

Piercarlo Padoan. “Molto attivo nel rivendicare alle politiche del governo, a sé più che a Renzi, l’imprevista crescita in arrivo”. Peccato che il mondo va meglio di noi in questa fase positiva del ciclo economico globale. “Sarebbe il nome più gradito a Bruxelles e a Francoforte”

Carlo Calenda. “Sostenuto da ambienti confindustriali, Luca Cordero di Montezemolo ne ha rivendicato la scoperta”. “Il suo sarebbe un governo di larghe intese tecnico-politico”. Dopo il precedente di Mario Monti c’è chi tocca legno.

Per diventare primo ministro, in passato, ai tempi della Dc,

“servivano le tessere, il peso della corrente nel partito di maggioranza relativa, l’eterna Dc. Oggi, finita la fase del nome indicato sulla scheda elettorale, la corsa per Palazzo Chigi somiglia a quella per il Quirinale: il candidato viene selezionato sulla base dei suoi appoggi istituzionali e sulla trasversalità, il consenso che arriva fuori dal partito di appartenenza”.

Inoltre, dalle urne del 2018 non dovrebbe uscire una maggioranza assoluta di seggi. Per questo, chiude Marco Damilano, “più di tutto, bisognerà capire cosa ne pensa il signore che vive nel palazzo sul Colle più alto, da cui passa la scelta dell’incaricato per la guida del Governo”.

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