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Matteo Renzi chiude Leopolda, attacca D’Alema e sinistra Pd: “Usano no per rivincita”

FIRENZE – “Il futuro non è dire no a tutto”. E ancora: “Sì al referendum è domani, il No è nostalgia”. E infine un durissimo attacco alla minoranza del Pd. Matteo Renzi chiude la Leopolda e lo fa parlando ovviamente di referendum e contestazioni, senza dimenticare la tragedia del terremoto.  Poco prima del suo  intervento alla Leopolda c’è  un black out. Il premier non si perde d’animo e trasforma l’inconveniente in una battuta: “Castigo divino”. Un evidente riferimento a Radio Maria e all’incredibile interpretazione fatta da un religioso conduttore del terremoto come “castigo divino per le unioni civili”.

Il primo pensiero di Renzi è per gli sfollati del terremoto:  “A tutti gli sfollati vorrei andasse il primo pensiero non solo della Leopolda ma di tutti gli italiani che credono che risolveremo anche questa, che saremo capaci di ricostruire, che andremo oltre il sentimento di orgoglio che abbiamo avuto nell’estrarre vive 238 persone, una cosa mai accaduta in Ue. Non basta rispondere all’emergenza e se vogliamo essere coerenti e non utilizzare il terremoto come set di grande show, dobbiamo mettere in atto una politica di prevenzione”.

Uno dei passi più aspri Renzi lo rivolge ai contestatori che sabato 5 novembre si sono resi protagonisti di una manifestazione con scontri proprio a Firenze. “Distruggere Firenze non è difendere la costituzione – dice il premier – Dicono che volevano venire alla Leopolda. Non sanno che per venire qua basta mandare una email? Vi dico subito le date della Leopolda dell’anno prossimo: dal 20 al 22 ottobre”.

Non manca, a proposito del terremoto, un duro commento sulla discutibile vignetta di Vauro in cui si parlava di una “scossetta” di terremoto alla Leopolda.  “A qualche vignettista che si augura le scosse sulla Leopolda dico che si deve domandare non se sta offendendo noi, ma se non sta violando i sentimenti di chi ha perso un caro. Si deve chiedere se non sia una cosa riprovevole”. Lo dice il premier Matteo Renzi alla Leopolda, facendo riferimento a una vignetta di Vauro.    “Questa volta non ha riso nessuno? E’ il minimo”, aggiunge il premier, con riferimento alle risate di un imprenditore che seguirono il terremoto dell’Aquila.

Ma tanto dell’intervento di Renzi è ovviamente dedicato al referendum. Prima il premier punge l’Europa ribadendo che le spese per le scuole sono fuori dal patto di stabilità: “Se per qualche lustro non importava più fare progetti perché la cultura dell’austerity avrebbe tagliato, ora si cambia, basta con l’approccio di subalternità culturale in cui il giorno dopo giorno si mangia il futuro, dopo il terremoto diciamo ai sindaci di tornare a progettare: le spese per le scuole saranno fuori dal patto che piaccia o no a Bruxelles, i nostri figli valgono più dei funzionari”.

Poi il referendum definito dal premier un bivio tra “rabbia e proposta”. Siamo ad un bivio, è il derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani”.

“Ieri – aggiunge Renzi – abbiamo razionalmente smontato tutte le bufale del No ma a loro non basta perché per loro il referendum serve a bloccare tutto ciò che, partendo da qui, abbiamo fatto, dicono di difendere la Costituzione ma stanno cercando di difendere solo i loro privilegi e la possibilità di tornare al potere. Sanno che il 4 dicembre è l’ultima occasione per tornare in pista”.

Non manca, ovviamente, un passo su D’Alema, uno dei bersagli preferiti del premier: “Massimo D’Alema dice: la riforma noi l’avremmo fatta meglio. E perché non l’hai fatta in questi trent’anni?”. Passo, questo, accolto da un boato stile stadio da parte dei presenti. Ma è tutta la minoranza della sinistra Pd a finire nel mirino di Renzi che li definisce  “i teorici della ditta quando ci sono loro e dell’anarchia quando ci sono gli altri”. Un attacco che la platea della Leopolda accoglie con un ‘fuori,fuori’ riferito alla sinistra interna.