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Migranti, Guardia Costiera ferma nave Ong. Indagine su contatti scafisti. No al codice perché…

Migranti, Guardia Costiera ferma nave Ong. Indagine su contatti scafisti. No al codice perché...

Migranti, Guardia Costiera ferma nave Ong. Indagine su contatti scafisti. No al codice perché…/

ROMA – Migranti, Guardia Costiera italiana ha bloccato e condotto in porto una nave di una Ong. Una Ong tra le molte che non hanno accettato il codice di comportamento in mare elaborato e proposto dallo Stato italiano. Quello Stato sul cui territorio le navi delle Ong scaricano i migranti raccolti in mare lasciando che il peso dell’accoglienza e dell’aiuto umanitario ricada tutto sull’Italia appunto.

L’azione delle forze dell’ordine italiane ha certamente il significato di un monito alle Ong. Un monito il cui senso è: non potete più fare come vi pare, il rifiuto a stare alle regole proposte comporta per le vostre navi uno status di sospetti. Quindi lo Stato italiano vi controllerà, controllerà le vostre navi, i vostri movimenti. E se necessario vi ostacolerà.

Un monito a che le Ong smettano di pensare che lo Stato italiano sia burro fuso e l’Italia terra franca. Un monito, ma non solo un monito. Forse di più: La Stampa ipotizza che la messa in pratica di controlli in mare e blocchi in porto di navi Ong serva anche ad indagare con più concretezza su una ipotesi investigativa aperta da tempo d alcune Procure: quella di contatti e intese tra navi Ong che raccolgono in mare e battelli di scafisti che in mare mettono i migranti.

Con qualche esagerazione è stata coniata la formula “navi Ong taxi dei migranti”. Taxi forse no, ma l’ipotesi di appuntamenti concordati a poche miglia dalla costa libica tra navi che raccolgono e scafisti che portano questa sì è apparsa plausibile. E sorretta anche dalla circostanza di salvataggi in mare sempre più contigui alla costa. E dal conseguente uso da parte dei trafficanti di merce umana di battelli sempre più fatiscenti, servono infatti a galleggiare per poche miglia.

Insomma un aiuto di fatto da parte delle Ong agli scafisti e al traffico di umani. Un aiuto che parte con intenti senza dubbi umanitari ma che poi una ideologia (rivendicata ed esposta con la formula “più navi, meno regole”) anti statuale e anti governativa trasforma in una sorta di concorso neanche tanto esterno alla tratta di esseri umani.

C’è anche questo dietro il rifiuto da parte di molte Ong a sottoscrivere il codice di comportamento voluto dal governo italiano. Dietro e dentro quel no delle Ong c’è il tabù culturale (comprensibile ma pur sempre tabù) di non volere polizia a bordo e quindi di non voler riconoscere alcun ruolo e autorità a nessun governo. Ma c’è anche il meno, molto meno nobile e comprensibile e soprattutto l’inaccettabile rifiuto alla regola del codice che vieta ed esclude appuntamenti in mare tra navi Ong e imbarcazioni degli scafisti.

Bloccarne una di navi Ong che considerano la loro missione e legge superiori e supreme rispetto ad ogni legge non basterà ad educarne cento. Però quella nave bloccata segnale inequivocabilmente alle Ong che è finito il tempo in cui la loro legge e la loro ideologia la dettavano in mare e la scaricavano nei porti italiani lavandosene le mani delle conseguenze dall’alto di una sorta di invulnerabilità umanitaria.

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