Politica Italia

Migranti, legge Minniti: più difficile restare in Italia

Migranti, legge Minniti: più difficile restare in Italia

Migranti, legge Minniti: più difficile restare in Italia

ROMA – Migranti, legge Minniti: più difficile restare in Italia. Su migranti e sicurezza passa nei due rami del Parlamento la linea del ministro Minniti con i nuovi centri per il rimpatrio, il taglio dei tempi per la concessione dell’asilo, i nuovi poteri ai sindaci e il Daspo urbano. In particolare sui migranti, la legge Minniti stabilisce l’introduzione di nuovi centri di permanenza per i rimpatri e il taglio dei tempi di esame per le domande di asilo. Approvata, con più di una defezione nella maggioranza che sostiene il Governo, anche la norma che taglia un grado di giudizio nei ricorsi.

In pratica, se un richiedente asilo si vede respingere la domanda di asilo e gli viene negato lo status di rifugiato, potrà ricorrere solo alla Corte di Cassazione perché non ci sarà più l’Appello.

Dopo la fiducia di martedì, a Montecitorio è dunque giunto in porto il voto definitivo al decreto legge sull’immigrazione, ma si deve registrare il primo strappo parlamentare con Mdp che vota contro. Polemica anche al Senato, dove al momento del voto sul decreto sicurezza, approvato con 141 sì, 97 no e 2 astenuti, sono usciti dall’Aula cinque senatori Pd, tra loro Luigi Manconi e Walter Tocci.

Il premier Paolo Gentiloni plaude su twitter alle nuove norme sui migranti approvate alla Camera, (“tempi più rapidi per diritto asilo, strumenti più efficaci per accoglienza e integrazione”). Può essere soddisfatto, visto che il decreto passa in effetti con numeri confortevoli, 240 sì, 176 voti contrari e 12 astenuti. Tuttavia su questo provvedimento si consuma una frattura all’interno alla maggioranza, alla luce del voto contrario del Mdp, che contesta l’introduzione dei centri per l’espulsione.

E immediatamente è scattato il fuoco di fila da parte del Pd sulla reale affidabilità degli scissionisti nei confronti della tenuta del governo. Il più duro è Ettore Rosato, capogruppo dem a Montecitorio, secondo il quale il no di Mdp “destabilizza la legislatura”, perché, sottolinea, “non si può sostenere il governo a pezzettini”. “Avanspettacolo Mdp”, attacca il senatore renziano Andrea Marcucci. Emanuele Fiano si chiede quale sia “la vera linea del Mdp”. Altrettanto dura la replica degli esponenti del Mdp. Il capogruppo alla Camera, Francesco Laforgia respinge ogni accusa, ricordando che la maggioranza “non ha permesso di apportare cambiamenti sostanziali che hanno reso questo provvedimento molto critico”.

To Top