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Migranti. Minacce e insulti social alle sindache Pd che hanno firmato il Protocollo d’accoglienza

Migranti. Minacce e insulti social alle sindache Pd che hanno firmato il Protocollo d'accoglienza

Migranti. Minacce e insulti social alle sindache Pd che hanno firmato il Protocollo d’accoglienza

ROMA – Migranti. Minacce e insulti social alle sindache Pd che hanno firmato il Protocollo d’accoglienza. Già non accettano che un rappresentante politico della propria città sottoscriva un protocollo d’accoglienza dei migranti in fuga da fame e guerra: se poi quel politico è anche donna evidentemente haters seriali e “leoni da tastiera” la prendono come una sfida personale. E’ quanto successo nei comuni vicino Milano, è quanto è costretto a denunciare il segretario del Pd di Milano, Pietro Bussolati, precisando che dopo la sindaca di Cinisello Balsamo, Siria Trezzi, ieri hanno ricevuto minacce e insulti la vicesindaca di Cesano Boscone, Mara Rubichi, e la sindaca di Sesto San Giovanni, Monica Chittò.

“Muori” è l’augurio preferito ma va forte anche “Spero tu sia violentata”, ovviamente da gli immigrati cui incautamente viene aperta la porta. “Venerdì scorso ho ricevuto una lettera anonima di insulti, che oltre al resto contiene una esplicita minaccia di morte. Non è la prima volta che mi accade. Il clima politico di odio e sempre più avvelenato sollevato da alcuni in campagna elettorale sul tema degli immigrati genera anche queste conseguenze”, ha scritto Monica Chittò, sindaca di Sesto San Giovanni,

“Le intimidazioni e gli insulti agli amministratori che giovedì scorso hanno firmato il Protocollo sull’accoglienza diffusa non si fermano – afferma Bussolati -. Venerdì minacce inaccettabili e indegne a Siria Trezzi, oggi invece vittime sono Mara Rubichi, vicesindaca di Cesano Boscone, e Monica Chittò, sindaca di Sesto, che venerdì si era vista recapitare una lettera anonima con minacce di morte. Gravissimo e inaccettabile. Non posso che rivolgere la mia solidarietà umana, prima che politica, alle amministratrici coinvolte, che spesso divengono bersaglio ancora più facile dei propri colleghi, per il sol fatto di essere donne. Non possiamo abbassare la guardia rispetto a simili episodi, figli di un clima violento e pericoloso, di cui sono complici politiche che cavalcano odio e intolleranza verso lo straniero”.

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