Blitz quotidiano
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Migranti: Ue a Gabrielli: Italia sbaglia tutto, ritarda e…

ROMA – Migranti, Europa boccia Italia su tutta la linea. Sforzi individuali, abnegazione di militari e forze dell’Ordine, per questi c’è apprezzamento nella lettera inviata il 25 maggio 2016 da Matthias Ruete, direttore generale del Dipartimento Immigrazione e Affari interni dell’Ue, al capo della polizia in Italia, Franco Gabrielli e al direttore del Dipartimento per l’Immigrazione, Mario Morcone. Valentina Errante ne rivela l’esistenza e la sunteggia sul Messaggero di Roma, chiudendo in questa sintesi di tre parole il pessimo giudizio:

“Misure ancora insufficienti”.

Riporta anche la evasiva, politichese, “mediterranea” risposta del ministro dell’Interno Angelino Alfano:

“L’ Europa è lontana”.

Mentre i giornali italiani si commuovono, nell’indifferenza generale degli italiani e in particolare dei politici per i poveri morti nel Mediterraneo, frutto del buonismo, del pressapochismo, della ambiguità di una classe politica e di una burocrazia italiane inadeguate, in Europa ci giudicano col bollino nero, quello riservato agli incapaci, storico destino degli italiani dal 476 dopo Cristo.

Dopo la lettera inviata ad aprile dal Commissario Dimitris Avramoupolos al ministro dell’Interno Angelino Alfano, ricorda Valentina Errante nella quale si chiedeva il rispetto dei parametri per l’identificazione dei migranti non escludendo il rafforzo dei controlli al Brennero, ecco la nuova messa in mora sui ritardi italiani:

1. spot: la maggior parte degli sbarchi, secondo l’Ue, avverrebbe fuori dagli spot. Ruete chiede l’urgente apertura di nuove strutture, vuole sapere quali siano i tempi, ma soprattutto ribadisce il ritardo nell’istituzione di team mobili, che siano in grado di spostarsi nei porti per identificare i migranti nel rispetto dei parametri dell’Unione;

2. i Cie, i centri di identificazione ed espulsione, destinati ad ospitare chi non abbia diritto all’asilo: troppo pochi posti, contesta l’Europa. La preoccupazione dell’Ue, pronta a finanziare le misure, riguarda soprattutto la previsione di un’impennata degli arrivi che, a distanza di pochi giorni, si è già manifestata, e l’insufficienza delle strutture per l’identificazione.

 

3. procedure: Ruete manifesta la sua preoccupazione per il ritardo nell’adozione delle procedure standard non ancora applicate in tutti gli spot italiani, il training del personale è ancora in corso, ma bisogna accelerare i tempi, perché entro luglio, in tutte le strutture le identificazioni dei profughi avvengano secondo i parametri europei.

In Italia, spiega Valentina Errante,

metà degli sbarchi avviene ancora fuori dalle strutture previste dall’Ue (spot), circostanza che, sottolinea Ruete, dovrebbe verificarsi solo in situazioni di estrema eccezionali ed essere anche giustificata. Per questo punta il dito contro la lentezza nell’istituzione dei cosiddetti spot mobili, ossia team di persone adeguatamente preparate, che siano in grado di spostarsi da un porto altro in caso di necessità.

Perché Cagliari? chiedono in Europa. Il 31 marzo scorso, era stata l’Italia a rispondere all’Ue definendo la tabella di marcia, in vista del nuovo picco di sbarchi, e individuando Messina, Mineo e Cagliari come possibili luoghi dove aprire nuovi spot. Adesso Ruete chiede certezza sui tempi e i modi. Ma boccia la scelta di Cagliari, lontana dal teatro degli sbarchi e dalle strutture operative di Frontex che intervengono nel canale di Sicilia.

In effetti, la scelta di un spot a Cagliari sembra rispondere più a esigenze di lottizzazione che a logiche di funzionalità.

CIE, Centri di identificazione e accoglienza resta uno dei punti controversi nell’attuazione delle direttive Ue in materia di immigrazione, soprattutto per la legislazione italiana. Per l’Ue dovrebbero essere veri e propri centri di detenzione. Il nodo, in questo caso, invece, riguarda la capienza. Ruete sottolinea che nelle strutture, destinate ai migranti che non hanno titolo per ottenere l’asilo e devono essere rimpatriati, l’Italia è in ritardo. Attualmente i posti disponibili sono meno di 500, una cifra al di sotto degli standard che, per l’Ue, garantirebbero il livello di efficienza e l’attuazione dell’Agenda europea.

Cosa sa rispondere il ministro Alfano? Il suo ideale è evidente, scaricare sulla Libia il compito di bloccare i clandestini e nel frattempo stare a guardare senza far nulla:

“L’Europa deve prendere atto che se non si risolve un negoziato serio con l’Africa per evitare le partenze dai paesi sub-sahariani e se non si fa un negoziato serio con la Libia per dare una mano d’aiuto a noi, questo flusso di migranti non si può ridurre da un giorno all’altro. Noi maneggiamo le conseguenza senza avere potere sulle cause. Tutte le vittime che stiamo raccogliendo in mare sono la prova di quanto ancora l’Europa sia lontana e indietro nel rapporto con i paesi dell’Africa”.