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Musei, Dario Franceschini sfida il Tar: “Una figura di m… mondiale”

Musei, Dario Franceschini sfida il Tar: "Una figura di m... mondiale"

Musei, Dario Franceschini sfida il Tar: “Una figura di m… mondiale”

ROMA – Musei, Dario Franceschini sfida il Tar: “Sostituti solo ad interim”. “I direttori la cui nomina è stata bloccata dal Tar del Lazio saranno sostituiti ad interim”: lo ha detto il Ministro Dario Franceschini, aggiungendo che la “sentenza è stata già pubblicata e quindi i musei sono già di fatto senza direttori”.

Si riferisce il ministro al clamoroso provvedimento dei giudici amministrativi che bloccando le nomine dei direttori alla guida di prestigiosi musei italiani, cinque su venti di cui due stranieri, di fatto si sono messi di traverso a quella che è considerata una rivoluzione in senso meritocratico e che stava già dando risultati più che apprezzabili.

La decisione di ricorrere all’interim non lascia dubbi sulla volontà del governo di difendere le nomine: il Mibact farà subito appello al Consiglio di Stato, nel frattempo non saranno scelti nuovi direttori ma per garantire l’esercizio ordinario delle attività si farà ricorso a dei professionisti a tempo, in attesa di una sentenza finale che ripristini la gestione meritocratica di partenza.

“Queste persone avevano lasciato tutto per ricoprire questi ruoli e la riforma stava già attuando un grande cambiamento, ma da oggi è bloccata. E’ assurdo fare distinzioni sulla nazionalità dei candidati. Il direttore della National Gallery è italiano mentre quello del British Museum è tedesco. Davvero un grande danno di immagine”, ha aggiunto il ministro.

Poco prima l’ex presidente del Consiglio Renzi, sotto la cui gestione erano stati nominati i direttori stranieri, aveva commentato polemico: “Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i TAR”, il suo post su Facebook.

Nel 2015 rivoluzione musei, 7 stranieri direttori top. Il caso più clamoroso sono stati gli Uffizi, dove lo storico direttore Antonio Natali ha ceduto il passo a un esperto di arte fiorentina in arrivo da Friburgo in Brisgovia, Eike Schmidt. Ma il cambiamento è stato forte anche per Capodimonte, dove si è insediato il francese Sylvain Bellenger, e per la Pinacoteca di Brera, dove è arrivato l’inglese James Bradburne.

Il 18 agosto 2015 Franceschini ha annunciato i nomi dei direttori scelti per i musei al top del patrimonio pubblico italiano – ai quali poi se ne sono aggiunti altri 12 – e la lista dei magnifici 20, con ben 7 stranieri, è piombata come una bomba sulla cultura italiana. Un meccanismo che oggi vacilla dopo le sentenze di annullamento di alcune nomine da parte del Tar del Lazio. Il ministro, che la riforma dei musei l’ha fortemente voluta, parlò allora di cambiamenti “attesi da anni”, rivendicando “l’altissimo valore scientifico” delle sue scelte, sostenute dal lavoro della commissione di esperti guidata da Baratta.

“E’ una svolta”, disse. Ma la polemica, anche politica, non tardò a scoppiare. Se Vittorio Sgarbi, assessore alla rivoluzione nelle Marche, gli rimproverò di mortificare le sue truppe, ci fu anche chi come il leghista Buonanno lo accusò addirittura di “vendere l’Italia agli stranieri”, mentre critiche arrivarono anche da Forza Italia a Cinque Stelle. A favore della rivoluzione si schierarono invece Confindustria Cultura e Fai.

Ai 7 professionisti cooptati dall’estero sono stati affidati musei tra i più importanti in assoluto, dagli Uffizi a Brera, da Capodimonte alla Galleria Nazionale di Urbino. Di fatto una scelta voluta nonché annunciata dal governo quando il premier Renzi annunciò che il bando sarebbe stato pubblicato sull’Economist. Via quindi a Schmidt per gli Uffizi, 47enne esperto di arte fiorentina. Tedesca anche pure Cecile Hollberg, storica e manager della cultura che dirige, sempre a Firenze, la Galleria dell’Accademia.

A Brera la gestione è stata affidata al museologo e manager culturale James Bradburne, 59 anni, ex direttore di Palazzo Strozzi, canadese di cittadinanza britannica, già direttore della Fondazione Palazzo Strozzi. Al Palazzo Ducale di Mantova è arrivato l’austriaco Peter Assman. E ancora, a Capodimonte lo storico dell’arte francese Bellenger, 60 anni, grande esperto internazionale, al Parco archeologico di Paestum il tedesco Gabriel Zuchtiregel, mentre per la splendida Galleria Nazionale delle Marche di Urbino è stato scelto l’austriaco quarantenne Peter Aufreiter, storico dell’arte.

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