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Ndrangheta, sì della Giunta all’arresto del senatore Caridi

ROMA – Sì all’arresto del senatore di Gal Antonio Stefano Caridi. La Giunta per le Immunità del Senato ha detto sì alla richiesta trasmessa dai magistrati di Reggio Calabria. Hanno votato a favore i senatori di M5S, del Pd e della Lega. Hanno votato contro Fi, Idea e Gal. Si è astenuto Andrea Augello, mentre il presidente della Giunta Dario Stefano e Nico D’ascola non hanno partecipato al voto.

Caridi è accusato dai magistrati calabresi di essere ai vertici di una cupola segreta di ‘ndrangheta. Martedì il senatore aveva presentato in Giunta la sua memoria difensiva: ascoltato dai commissari ha proclamato la sua estraneità ai fatti. Quello dei giudici di Reggio ha detto “è un teorema privo di prove“, un'”escamotage” per metterlo sotto inchiesta. La ricostruzione che il Tribunale di Reggio fa della sua vicenda giudiziaria è “assai claudicante“.

Come riporta il quotidiano la Repubblica:

Adesso, per Caridi la battaglia si sposta in aula. Il presidente Pietro Grasso, che da ex capo della Dna ha seguito la genesi dell’inchiesta Mammasantissima, non ha fatto mistero dell’intenzione di accelerare sull’esame dell’autorizzazione a procedere, se necessario anche invertendo l’ordine dei lavori in calendario. Sulla stessa linea d’onda i Cinque stelle, che con il capogruppo Lucidi hanno chiesto al Senato di dare priorità alla discussione sull’autorizzazione a procedere per Caridi. Un’ipotesi bocciata seccamente dagli alfaniani di Area popolare, che nel corso di una riunione tenutasi poco prima della ripresa dei lavori dell’Assemblea hanno deciso di opporsi all’eventuale proposta del presidente del Senato. Per Ap, ci vuole tempo per analizzare un caso che potrebbe anche portare al mutamento della composizione dell’Assemblea di Palazzo Madama e richiede la lettura di voluminosi faldoni, dunque non è accettabile accelerazione alcuna.

Per la Distrettuale di Reggio Calabria, il senatore Caridi – finito al centro dell’inchiesta Mammasantissima– sarebbe uno degli strumenti “riservati” usato per piegare le istituzioni ai voleri dei clan. Di tutti i clan. A costruire la sua carriera politica – è l’ipotesi del pm Giuseppe Lombardo – è stata infatti la direzione strategica della ‘ndrangheta, livello ancora in parte inesplorato in cui élite delle ‘ndrine e massoneria si fondono, per dare vita a uno straordinario grumo di potere. Che non si limita alla Calabria. Perché la cupola riservata della ‘ndrangheta sarebbe solo parte di un organismo più grande – e ancora sconosciuto – che rappresenta tutte le mafie. I pentiti la chiamano “commissione nazionale”, “Cosa unita” o “Cosa nuova”. E secondo quanto messo a verbale nell’ultimo anno da diversi collaboratori di giustizia calabresi, siciliani, pugliesi e milanesi da decenni coordina le strategie criminali delle mafie in tutta Italia e non solo, grazie a “riservati” come il senatore Caridi.