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Niente carcere ai colletti bianchi: il ddl che ricompatta il centrodestra

ROMA – Il centrodestra, anche quello confluito in maggioranza, si ricompatta su un ddl che esclude il carcere per “colletti bianchi” e corrotti. Il ddl, presentato mercoledì 9 novembre dal senatore di Ala, Ciro Falanga e firmato da altri 27 senatori di FI, Cor, Ap-Ncd e Ala, riscrive l’ultima parte della norma sulla custodia cautelare eliminando, tra l’altro, il carcere per finanziamento illecito dei partiti e per quei reati anche gravi per i quali non c’è stato uso di armi o violenza. Si salverebbe così chi commette reati come autoriciclaggio, truffe aggravate, corruzione e reati economici.

I cosiddetti “colletti bianchi”, qualora il ddl Falanga dovesse diventare legge, potranno al massimo finire agli arresti domiciliari. E il carcere per loro potrebbe scattare solo in un caso: se trasgrediranno “le prescrizioni imposte”, cioè se evaderanno, ad esempio, i domiciliari. Ma non si rischierà più la detenzione solo per il fatto di aver commesso un reato per il quale è prevista una pena superiore ai 5 anni, così come dice la legge attuale.

Il rappresentante del gruppo di Verdini in commissione Giustizia, Ciro Falanga, difende il suo provvedimento spiegando che la disciplina della custodia cautelare, pur essendo “uno dei temi più controversi e sdrucciolevoli” per il legislatore, va riformata. A suo avviso, andrebbero “demolite le mitologie dell’insicurezza diffusa” e andrebbe recuperato “il discorso sulla custodia cautelare e della sua regolamentazione al più pacato e stabile terreno dei valori fondativi della nostra Repubblica”. Pertanto, secondo il senatore di Ala, non si dovrebbe più guardare tanto “all’entità della pena del reato” per prevedere o meno la custodia cautelare in carcere, quanto al fatto se si sia usata o meno violenza ricorrendo anche all’uso di armi o se si tratti o meno di delitti di criminalità organizzata.

Per tutti gli altri reati gravi come, ad esempio, quelli contro la Pubblica Amministrazione la custodia cautelare in carcere non esisterebbe più. Nel ddl firmato anche dai senatori del partito di Alfano, infatti, chiunque venga accusato di fattispecie come la truffa aggravata, l’autoriciclaggio o la corruzione, rischierebbe al massimo gli arresti domiciliari.

Sul significato politico di un gesto così dirompente da parte di tutto il centrodestra unito le interpretazioni divergono. C’è chi ci legge un tentativo di ricompattamento in vista del dopo referendum e chi invece lancia l’ipotesi di una “manovra” che poi, alla fine, non risulterebbe tanto sgradita a “buona parte del Pd”. Ma c’è anche chi pensa che quello di Falanga sia solo un modo di “rendere la pariglia” al Pd che prima “aveva promesso” un sostegno al suo ddl sull’abusivismo edilizio e poi “si è rimangiato la parola”. Ma se così fosse, si fa notare in ambienti di Palazzo Madama, come si giustificherebbero le altre 27 firme al provvedimento?