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Nunzia De Girolamo madrina, parroco dice no: “E’ la legge”

Don Marco Capaldo, parroco di Benevento, ha replicato alla deputata di Forza Italia: "E' il canone della Chiesa che impedisce che una donna sposata solo con rito civile faccia la madrina"

ROMA – Nunzia De Girolamo rifiutata dal parroco come madrina della nipotina perché sposata solo in Comune, con rito civile, con il marito Francesco Boccia. La deputata di Forza Italia si appella a papa Francesco con una lettera aperta pubblicata sul Mattino, e da Benevento il parroco in questione, don Marco Capaldo, replica serafico: “E’ il canone della Chiesa che lo impedisce”.

Il caso è nato dopo che Nunzia De Girolamo ha affidato il proprio sfogo al quotidiano napoletano, per poi rimarcare la questione interrogandosi se votare il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili: “Non è una ripicca, precisa la deputata, penso però che occorra una scossa a questo Paese e al mondo cattolico”.

Nella lettera indirizzata al pontefice, De Girolamo scriveva:

“Mi chiedo e oso chiederLe, Santo Padre, che cosa siano i sacramenti. Sinceramente sono disorientata. Credevo, forse sbagliando, che fossero strumenti per aiutare gli uomini a raggiungere la grazia. Ma forse le regole sono più importanti della sostanza e non oso discutere sulla sostanza, quanto sulla loro attualità. In questo momento non mi sento pienamente serena e non Le nascondo la tentazione, che riesco a trattenere, nel voler dire a quel parroco di quanta ipocrisia oggi ci sia nel concedere grazie, sacramenti e benedizioni a quei sedicenti fedeli il cui abito appare bello e scintillante e invece dentro è pieno di marciume. E non sto parlando di camorristi e mafiosi ai quali molti di quei ministri di Dio concedono finanche gli inchini, no: mi riferisco a quelle unioni magari regolari, ma che di sano e di rispettabile hanno solo i timbri del vescovo di turno. Le chiedo perdono per il mio linguaggio, ma credo che la Chiesa così si allontani sempre più dalla sua missione e che da essere Madre, e una Madre perdona sempre a chi si avvicina a lei, sia diventata supremo giudice pur non essendolo”.

Ed ecco la replica del parroco stesso, don Capaldo, attraverso il Mattino:  

“Tutto è avvenuto con serenità, con un colloquio in parrocchia dove la mamma della piccola ha riconosciuto la fondatezza canonica del no. Basta guardare il canone sul battesimo, per capire. Vedo la lettera come lo sfogo di una figlia verso la Madre Chiesa. Ma per la Chiesa una figlia resta figlia, nel rispetto delle regole. I genitori della piccola, che vivono fuori Benevento, hanno scelto questa parrocchia e naturalmente non può che farmi piacere”.

(Foto Lapresse)

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