Politica Italia

Padoan, giallo dimissioni: “Riforme o me ne vado”. Poi la smentita

ROMA – “Assurde”. Così il ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan definisce le voci di sue dimissioni, confermando invece “la propria determinazione a proseguire nei prossimi mesi l’azione di riforma, di risanamento dei conti e di sostegno alla crescita avviata dal governo nel 2014”. Il retroscena (pubblicato domenica mattina da La Stampa) che attribuisce al ministro dubbi sulla prosecuzione del suo incarico, specifica il Mef, è “totalmente privo di fondamento e i virgolettati che gli vengono attribuiti sono frutto di fantasia”.

In particolare La Stampa, in un articolo a firma di Fabio Martini, scrive che in questi giorni, dopo una missione a Bruxelles e a Parigi, il ministro dell’Economia si è fatto più riflessivo, meno ottimista sul quadro, si è reso conto che a Bruxelles il no al referendum ha lasciato il segno, ha rappresentato un colpo all’immagine di un’Italia proiettata su un cambiamento accelerato.

“Il nostro problema – ha spiegato Padoan ai suoi collaboratori – non è tanto la correzione di aprile, ma se siamo in grado di ripartire con una strategia di riforme incisive”. L’occasione per farlo, secondo il ministro dell’Economia, è il Def, il Documento di economia e finanza, che dovrà avere un profilo ambizioso e riformatore e che dovrà essere completato entro il 30 aprile, guarda caso lo stesso giorno nel quale si svolgeranno le Primarie del Pd. E qui si apre un altro capitolo dolente, ad avviso di Padoan. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le iniziative destabilizzanti da parte del Pd nei confronti del Mef: dal documento anti-tasse dei 38 deputati «renziani» – non molti per la verità – sino alla convocazione di Padoan e di Gentiloni davanti alla Direzione del Pd. E lì due esponenti di punta della maggioranza del partito, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e il presidente Matteo Orfini, hanno punzecchiato Padoan su un tema tutt’altro che secondario.

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