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Padoan: rigidità sulle banche per il pregiudizio di Berlino

Padoan: rigidità sulle banche per il pregiudizio di Berlino

Padoan: rigidità sulle banche per il pregiudizio di Berlino

ROMA – Il no del ministro delle finanze tedesco Schaeuble alle garanzie comuni sui depositi? “Nella loro visione ognuno dovrebbe agire per conto suo: i depositi francesi garantiti dai francesi, i tedeschi dai tedeschi, gli italiani dagli italiani”.

A dirlo è il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che intervistato dalla Stampa aggiunge: “c’è ancora scarsa fiducia reciproca, fra governi e fra popoli. Eppure se non si condividono i rischi non solo non si completa l’Unione bancaria, ma nel lungo termine non sopravvivrebbe nemmeno l’Unione monetaria”.

Se esiste quindi un pregiudizio tedesco nei confronti dell’Italia? “Qualcuno si sorprende che l’Italia pretenda si ascolti il suo punto di vista. L’arroganza e la disinformazione di certi commentatori tedeschi, spesso corteggiati dalla stampa italiana, non aiuta a ristabilire un clima costruttivo”.

Il ministro riflette sulle dichiarazioni del leader del Carroccio, che chiede la restituzione dei soldi prestati alle banche spagnole: “se Salvini è disposto ad affrontare i costi dell’uscita dall’Europa e dall’euro, si accomodi. La battaglia da fare in Europa è un’altra: il Fondo Salva-Stati ha in pancia 55 miliardi di euro, che oggi nessuno usa. Perché non ne prendiamo un po’ per finanziare il fondo europeo di garanzia dei depositi bancari?”.

Se alla luce del caso delle banche è necessaria una riforma della vigilanza? “Ci stiamo rapidamente muovendo verso un regime di controlli completamente europeo”. “Aggiungo – dice il ministro – che dall’Europa stanno arrivando le norme Mifid 2, le quali impongono regole molto più stringenti per la tutela del risparmiatore dal rischio. Grazie a quella direttiva, le autorità nazionali potranno decidere se vietare la vendita di un certo tipo di obbligazioni come di altri titoli”. Padoan torna poi sulla riforma del credito cooperativo: “stiamo lavorando ad un decreto che approveremo in uno dei primissimi consigli dei ministri del 2016”. Quanto ai crediti in sofferenza, “stiamo pensando ad un incentivo che non sia giudicato aiuto di Stato”.

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