In tempi di equilibri fragili di governo e di partito, andare o non andare a una manifestazione può mettere in difficoltà sia l’esecutivo guidato da Enrico Letta che la formazione politica “retta” dal Guglielmo Epifani. Il quale è stato dal 2002 al 2010 segretario della Cgil, passato che lo posizionerebbe fra i partecipanti al corteo organizzato dalla Fiom (sigla che rappresenta i metalmeccanici della Cgil) sabato 18 maggio a Roma. Sergio Cofferati era a capo della Cgil quando Epifani era il suo vice. Ora sono due colleghi di partito e il primo suggerisce al secondo e a tutto il Pd di esprimere con un comunicato “condivisione” sulle proposte (reddito minimo, diritti, rappresentanza sui luoghi di lavoro) per le quali la Fiom sta manifestando e di mandare una delegazione che rappresenti il Pd, sfilando al fianco delle tute blu. Un modo, secondo Cofferati, per stare dalla parte dei metalmeccanici senza fare la figura del partito di lotta e di governo, che scende in piazza e allo stesso tempo sta nel palazzo, che manifesta contro se stesso. Ma nel Pd ci sono persone, storie politiche e correnti lontane anni luce da quella di Cofferati e dalla Fiom