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Paola Muraro indagata, Di Maio: “Sapevo ma avevo capito male”

ROMA – Alla fine di una riunione claustrofobica e di un mini-processo, Luigi Di Maio tenta la strenua difesa a cui però pochi sono disposti a credere: sì, sapeva dell’apertura di un’indagine a carico di Paola Muraro, assess0re all’Ambiente del Comune di Roma, ma non aveva ritenuto di doverne parlare ai vertici del M5S (e tantomeno a cittadini, elettori e sostenitori), perché non aveva capito di cosa di trattava.

La ricostruzione la fa Repubblica. Di Maio avrebbe detto ai colleghi del suo stesso Movimento che martedì chiedevano spiegazioni che avrebbe interpretato l’indagine su Muraro come conseguenza dell’esposto fatto dall’ex ad di Ama, Daniele Fortini, dimessosi ad agosto dopo gli scontri con Muraro. Un esposto pubblico e noto a tutti, stampa compresa, quindi Di Maio non aveva ritenuto di dover informare il resto del Direttorio nazionale del M5S, Grillo e Casaleggio di quell’iscrizione nel registro degli indagati che gli sembrava logica conseguenza.

Il caso Roma, sin dalle prime ore del mattino di martedì 6 settembre, si trasforma in una sorta di D-day per il Direttorio del Movimento Cinque Stelle in cui tutti, anche quello che per molti è il candidato premier in pectore, Luigi Di Maio, finiscono nel mirino. “Non c’è solo il caso Muraro, c’è il caso Roma”, racconta a metà pomeriggio uno dei presenti.

E il risultato, in tarda serata, è una presa di posizione fortissima nei confronti della sindaca Virginia Raggi: azzerare – come caldeggiato dagli “ortodossi” del Movimento – il “raggio magico” composto da Raffaele Marra e Salvatore Romeo, revocare le contestatissime nomine di Raffaele De Dominicis e Paola Muraro. Nessuno dei Cinque Stelle, almeno fino a tarda serata, parla alla stampa.

Nessuno va in TV, nessuno scrive su Facebook o su Twitter. “Avevamo bisogno di stare insieme”, spiega Roberto Fico in una delle poche battute con i giornalisti. Alla riunione c’è il Direttorio al gran completo, ci sono Stefano Vignaroli e Paola Taverna del mini-direttorio e, sembrerebbe, anche alcuni deputati come Laura Castelli. Sono a confronto, di fatto, tutte le correnti che a lungo si sono scontrate su Roma. E chi era presente racconta di una Carla Ruocco – tra le maggiori sostenitrici dell’ex asre Marcello Minenna – furiosa al pari di Fico, chiuso in un silenzio social da giorni.

Ma più in generale, quella che emerge dal vertice è la distanza che il Direttorio mette in campo con le scelte di Raggi. Una distanza che già nelle prossime ore potrebbe trasformarsi in scontro visto che, almeno su Muraro e De Dominicis, Raggi non avrebbe alcuna intenzione di mollare. Ma ai presenti è chiaro come sia tutto il Movimento ad essere i gioco.

Il Direttorio nel corso della riunione sente Beppe Grillo, probabili anche i contatti con Davide Casaleggio, e a testimonianza che il tema non è solo romano c’è lo stop al tour che Alessandro Di Battista annuncia nel pomeriggio per tornare nella Capitale. E poi c’è il caso delle mail sull’apertura del fascicolo nei confronti di Muraro. Raggi nel pomeriggio fa sapere di non aver mandato alcuna mail al vicepresidente della Camera che infatti, della grana romana, sarebbe stato avvisato già il 4 agosto da Paola Taverna e da Fabio Massimo Castaldo, come documenta Repubblica ricostruendo lo scambio di sms.