Blitz quotidiano
powered by aruba

Paola Muraro querela Matteo Renzi per gli accostamenti a Mafia Capitale

ROMA – L’assess0re capitolino all’Ambiente Paola Muraro ha querelato per diffamazione il premier Matteo Renzi per gli “indebiti accostamenti fatti con l’inchiesta su Mafia Capitale”. L’avvocato Alessio Palladino, uno dei difensori della Muraro, ha infatti depositato l’atto. “La mia assistita – dice il penalista – si è posta da tempo a disposizione degli inquirenti, ma speculare sulla sua vita privata o rappresentare fatti non veri è solo indice, a nostro parere, di una azione diffamatoria”.

“Pensate che avrebbero detto se Muraro fosse del Pd? In fondo la svolta della Raggi è dare la gestione dei rifiuti a un donna collegata totalmente a Mafia Capitale, a quelli che c’erano prima. Insomma credo che ci sia nel M5s una doppia morale”, aveva detto Renzi. Accusa alla quale la Raggi ha replicato via Twitter: “Affari con Mafia Capitale? Mica siamo il Pd. I cittadini sanno che quel sistema l’hanno creato loro. Noi lo combattiamo”.

Paola Muraro è indagata per abuso d’ufficio insieme al direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon, già imputato nel processo “Mafia Capitale” nell’inchiesta sulle consulenze alla municipalizzata. Fu Fiscon, riporta il Corriere della Sera, “a siglare i contratti di Paola Muraro con la municipalizzata. E la scelse anche come consulente giudiziario nei suoi processi. Per questo è adesso indagato con lei per il reato di abuso d’ufficio, sospettato di aver aggirato le norme pur di favorirla”. La svolta è arrivata con “l’ascolto delle nuove telefonate inserite nel fascicolo d’indagine sull’organizzazione guidata da Salvatore Buzzi e Massimo Carminati”.

Poi “le verifiche degli atti sequestrati presso l’azienda di gestione dei rifiuti”. All’attenzione dei pm, riporta il Messaggero, c’è in particolare una consulenza della Muraro: “un contratto che Fiscon ha stipulato con lei per averla come consulente giudiziario nei processi contro l’azienda e lui stesso”. Un “accordo che per i pm è illecito, in quanto il contratto nazionale dei dirigenti prevede che le consulenze possano essere pagate dall’azienda pubblica solo nel caso in cui si tratti di difendersi da un reato compiuto nell’esercizio delle funzioni, quindi senza il dolo”.