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Pd battuto al Senato: renziani contro Zanda, ma lui: “Manovre volgari e ipocrite”

Pd battuto al Senato: renziani contro Zanda, ma lui: "Manovre volgari e ipocrite"

Pd battuto al Senato: renziani contro Zanda, ma lui: “Manovre volgari e ipocrite”

ROMA – La maggioranza perde il confronto sulla Commissione Affari costituzionali del Senato. Il nuovo presidente eletto infatti non è un nome del Pd, bensì il centrista Salvatore Torrisi. E’ lui a prendere il posto di Anna Finocchiaro. Una sconfitta che ha creato non poche tensioni all’interno della maggioranza stessa e ovviamente del Pd. Secondo quanto esposto dai renziani, la colpa della sconfitta sarebbe da attribuire al presidente dei senatori dem, Luigi Zanda.

L’accusa è quella di non aver preso la situazione in mano con maggiore decisione: “Non si aspettano 5 mesi…”. Zanda rigetta però con sdegno i sospetti e contrattacca: “Siamo da tempo abituati all’uso del voto segreto non più su questioni di coscienza, quanto per manovre politiche sempre più volgari e ipocrite. Questa volta si è superato il limite”.

Ma se invece fosse tutta una mossa di Renzi per destabilizzare la maggioranza? Se fossero stati i renziani stessi a votare per il candidato centrista? Un’ipotesi non del tutto fantasiosa. Come riporta Il Messaggero infatti,

il blitz sta provocando uno sconquasso nella maggioranza con i renziani furibondi per il “tradimento” da parte di centristi e Mdp accusati di aver fatto un patto con le forze di opposizione M5S-Fi-Lega che ha portato al ribaltone. Ma non solo. C’è anche chi narra, in una giornata di veleni e colpi bassi, una storia del tutto diversa: dietro la bocciatura a presidente della Commissione del dem Giorgio Pagliari ci sarebbe proprio il Pd di Renzi. L’obiettivo: destabilizzare la situazione, mandare alle stelle la fibrillazione e dopo il 30 aprile, dopo aver fatto incoronare il nuovo segretario dal popolo delle primarie, cercare il voto anticipato. Questa ipotesi però viene smentita da ogni renziano di ordine e grado, anche a taccuini rigidamente chiusi.

Zabda quindi, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, conferma:

Voterò Renzi. Per molte ragioni, ma una supera le altre: penso che l’Italia pubblica e delle istituzioni abbia uno straordinario bisogno di stabilità. Anche nei partiti, oltre che nel governo o in Parlamento. La stabilità vale più di qualche punto di Pil. E le cancellerie internazionali considerano affidabile un Paese a seconda se è più o meno stabile”.

E su Padoan? “Non ho mai usato l’espressione ‘ministro tecnico’”, “quando si è eletti in Parlamento o si giura come membri del governo, quale che sia la nostra professione di origine, da quel momento si diventa personalità politiche”, dice ancora Luigi Zanda, capogruppo del Partito democratico a Palazzo Madama.

Padoan, aggiunge Zanda, “indica obiettivi generali che credo nessuno possa disconoscere. La prima necessità è di evitare sanzioni europee, senza dimenticare che abbiamo spazi di manovra estremamente ridotti e certe necessità di spesa pubblica senza dimenticare che abbiamo spazi di manovra estremamente ridotti e certe necessità di spesa pubblica. Tutti condividiamo l’obiettivo di sostenere una ripresa che non si sarebbe avuta, senza l’azione del governo di Matteo Renzi”.

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