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Pd, minoranza frena su scissione. Bersani: “Solo esercito può farmelo lasciare”

ROMA –  L’accordo tra Matteo Renzi e la minoranza Pd è lontanissimo ma Pier Luigi Bersani, nel giorno successivo alla tesissima direzione Pd fa capire forte e chiaro che di scissione non se ne parla neppure: “Invito i commentatori a tener conto di una cosa: solo se la Pinotti schiera l’esercito mi si potrà far fuori dal mio partito. Quella è casa mia”.

“Chi guarda le cose di cui stiamo discutendo in buona fede – aggiunge Bersani – non può non vedere, non tener conto, che l’incrocio tra le due riforme, quella della Costituzione e l’Italicum, comporta una modifica profonda della forma di governo, una modifica che io ritengo negativa e con quel che succede nel mondo, anche pericolosa”.

Su posizioni analoghe un altro esponente della minoranza, Roberto Speranza che ai giornalisti spiega: “La si può pensare diversamente sul referendum ma per me la scissione non esiste”.

Esiste però un problema. Problema che l’incontro di ieri non ha minimamente contribuito a risolvere. Matteo Renzi ha offerto, di fatto, la possibilità alla minoranza Pd di riscrivere da capo l’Italicum mettendo in discussione praticamente tutti i capisaldi della legge appena approvata. In cambio ha chiesto, di fatto, la convergenza del partito sul sì al referendum costituzionale. La minoranza ha risposto picche riservandosi il diritto di votare secondo coscienza al referendum.

Renzi, che su quel referendum si gioca buona parte del suo destino politico, è ovviamente irritato. E la stizza emerge, forte e chiara, nella mattina successiva, quella di oggi. Il premier si trova nello stabilimento Tod’s di Casette D’Ete, per parlare del progetto di Diego Della Valle di realizzare uno stabilimento nella città terremotata di Arquata del Tronto. Un giornalista gli chiede qualcosa sulla minoranza del Pd e lui replica asciutto: “Per favore, parliamo di cose serie”.