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Pd week end horror: scissione da odio. Nelle anime prima che nei corpi

Pd week end horror: scissione da odio. Nelle anime prima che nei corpi

ROMA – Pd, il week end che arriva sarà orribile, il peggiore di quelli attraversati finora che pure sono stati capitoli di un autentico e inimitabile “Pd Horror show”. Ma non sarà peggiore di quelli che verranno. Perché tenteranno di fare tutto il possibile (l’ultima è un segretario di transizione dopo le dimissioni di Renzi in modo che Renzi reggente dopo le dimissioni non risulti urticante per la minoranza). Tenteranno una mediazione sulle date del Congresso (la minoranza lo vuole lungo fino a  fine anno). Tenteranno di allestire primarie dove ci sia qualcuno che davvero contende a Renzi la maggioranza. Tenteranno, di qua e di là della barricata. Ma falliranno. Già questo week end in Assemblea nazionale del Pd.

Falliranno perché come ha detto giustamente Bersani “la scissione c’è già stata”. Quel che Bersani non ha detto è che c’è già stata ed è irreparabile perché è una scissione da odio. Scissione delle anima prima ancora che nei corpi.

Nell’anima degli anti Renzi c’è per Renzi un solo compito e mandato accettabile: fare abiura da se stesso. Bersani, Speranza, D’Alema e tanti altri con loro vogliono Congresso lungo un anno o quasi, Congresso “che non sia una conta”, primarie che non siano “gazebate”, elezioni politiche il più tardi possibile e Renzi il più lontano possibile dal governo. Che vuol dire, che significa un Congresso che “non sia una conta”? Vuol dire che Bersani, Speranza, D’Alema e tanti altri vogliono un Congresso dove Renzi faccia penitenza e dove il Pd discuta e proclami che la politica di Renzi era sbagliata, anzi aliena al Pd come deve essere.

Non vogliono “la conta” perché la perderebbero ma non tanto per questo non la vogliono. Non la vogliono perché trovano “illegittimo” che Renzi riproponga se stesso e la sua politica. Vogliono l’abiura e un Congresso che discuta demolendo tre anni di governo Renzi e tutti gli elementi del riformismo tentati o realizzati. Vogliono un Congresso che sia la “damnatio memoriae” di jobs act, buona scuola, 80 euro, concorsi al posto di anzianità di precariato, merito e competenza invece che status e garanzie. Gli anti Renzi vogliono un Congresso che ratifichi che il renzismo è stata eresia, dannosa eresia. E all’eretico Renzi lasciano una sola e angusta via: pentimento e abiura.

L’anima degli anti Renzi odia quel che ritiene eresia e sfregio e blasfemia del Pd e della sinistra che Renzi avrebbe perpetrato. Ritiene di odiare l’eresia e non si accorge così di odiare, fortemente odiare, il riformismo. L’anima degli anti Renzi odia dal profondo la stessa ipotesi di cercare o costruire altro blocco sociale che non sia quello della “tradizione di sinistra”. E non si accorge, è cieca di fronte al fatto che il blocco sociale della “tradizione della sinistra” è ricolmo di lobby, rifugio e trincea di ceti e categorie assistite, insomma di forze e gruppi sociali interessati all’immobilità socio-economica-legislativa. L’anima, le anime scosse e vaganti della sinistra per non finire con i Berlusconi e gli Alfano finiscono per sognare governi con Grillo e sostenere gli stessi interessi materiali che difende Salvini. Queste anime odiano talmente l’eretico e l’eresia che sono più che pronte a bruciare nel rogo ad entrambi anche il riformismo. Quando avranno scisso anche i loro corpi politici da quello degli eretici saranno una statua di sale della politica. Folgorati immobili nell’attimo eterno della loro immobilità.

Scissione dell’odio che è nei fatti, da tempo. Mai si era visto un partito così contro l’altro facendo finta di essere lo stesso partito, mai. Scissione che se la pesi e valuti con criteri politici scivola sul grottesco: scissione di primavera-estate per dover poi allearsi sei mesi dopo in obbligata coalizione di governo. Scissione antropologica ha scritto qualcuno e non aveva tutti i torti. Scissione che sarà, è, patetica e ingloriosa per chi se ne va. E inizio della fine per chi resta.

Già perché Matteo Renzi ha subito e generato ancor prima una colossale reazione di rigetto da parte del paese. Sia avvenuto perché Renzi sbruffone incauto o perché paese corporativo allergico al riformismo anche minimo, non cambia che il tempo e la stagione di Renzi sia finito. Ed è solo teoricamente possibile che la sabbia possa essere rimessa nella parte alta della clessidra. Non basterà certo ricandidarsi alle elezioni per avere la mano che gira appunto la clessidra della sabbia scorsa, venuta via. Renzi è un leader sconfitto. Peggio, un brand negativo.

Quindi la scissione dell’odio produrrà da un lato uno sgangherato ma presuntuoso museo del passato che, peggio del peggio, sotto le sigle e spoglie del socialismo che fu, difenderà la rendita di posizione dei cento, mille Cobas di gruppi e professioni (non si chiamano così ma questo sono). E dall’altro un partito il cui leader è in lite e dispetto con la pubblica opinione. Si comincia questo week-end, horror political show.

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