Blitz quotidiano
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Pedergnana: i vecchi saluti romani dell’autonomista tirolese

TRENTO – Solo tre giorni prima, Carlo Pedergnana veniva eletto presidente del Patt (Partito Autonomista Trentino Tirolese): prima cioè della diffusione alla stampa di certe sue foto politicamente compromettenti, vale a dire baci all’effigie del Duce, saluti romani in allegria, insomma un’educazione sentimental-politica che fa a cazzotti con l’attuale rilevante ruolo assunto. Imbarazzo e sconcerto tra gli elettori, i tremila tesserati e i compagni di partito per le imprese dell’ex camerata Pedergnana. Ma non sempre sorpresa, come spiega Il Corriere delle Alpi.

A Riva del Garda e Arco invece si sorprendono un po’ meno. Alcuni infatti ricordano le cene in compagnia che cominciavano con il saluto romano, i canti del ventennio e l’omaggio a Benito Mussolini. I selfie ancora non c’erano, ma le fotografie sono inequivocabili. C’era anche chi andava in pellegrinaggio a Predappio, ma nessuno ricorda se a questi viaggi partecipasse pure il presidente delle stelle alpine. (Andrea Selva e Paolo Mantovan, Corriere delle Alpi)

Perché il Patt è sinceramente autonomista, legato alle tradizioni austriache del Tirolo, convinto sostenitore del governo attuale di centrosinistra ed entusiasta di un Governo che gli ha regalato un’autostrada. Lui, Pedergnana, prova a glissare (“Storie del passato”), a minimizzare (“E’ capitato in qualche riunione un po’ euforica”), a denunciare manovre scattate con singolare tempismo per delegittimarlo: “Se sono arrivate alla stampa significa che qualcuno vuole farmi del male, non è che mi meraviglio. Sono foto di cui non vado orgoglioso, ma appartengono al passato. Non sono cose di cui andare orgogliosi, ma anche i carcerati espiano la loro pena e qui non stiamo certo parlando di una condanna penale”.

A 44 anni, con una carriera politica lanciatissima, l’incidente rivelatore della scapigliatura politica negli anni giovanili (trascorsi in braccio ad Alleanza Nazionale) rischiano di rovinargli la piazza e farlo tornare al magazzino di cui era stimato responsabile quando flirtava con i neofascisti, prima del colpo di fulmine per le stelle alpine degli autonomisti tirolesi.