Blitz quotidiano
powered by aruba

Petrolio, Boschi ascoltata dai pm. E Renzi: Mai a sentenza

ROMA – Petrolio, Boschi ascoltata dai pm. E Renzi: Quelli di Potenza non vanno mai a sentenza. Prima Maria Elena Boschi, subito dopo Federica Guidi.

E’ il giorno delle audizioni per l’inchiesta petrolio. Il procuratore della repubblica di Potenza Luigi Gay e i pm Basentini e Triassi, titolari dell’inchiesta sul petrolio, sono arrivati attorno alle 14 in un ufficio decentrato di Palazzo Chigi, per l’audizione, come persona informata sui fatti, del ministro per le riforme Maria Elena Boschi. Mentre Boschi parla con i pm, però, dalla direzione del Pd per bocca di Matteo Renzi arriva un attacco ai magistrati di Potenza: “Indagini ogni 4 anni ma non arrivano mai a sentenza”.

All’incontro con la Boschi hanno partecipato anche il magistrato della Direzione Nazionale Antimafia, Elisabetta Pugliese e il dirigente della squadra mobile di Potenza, Carlo Pagano. Al centro dell’audizione del ministro, l’emendamento approvato in legge di stabilità che sbloccava interventi strutturali legati alle estrazioni petrolifere in Val d’Agri, nel potentino. Dopo la Boschi, salvo cambi di programma, sarà acoltata forse già oggi l’ex ministro Federica Guidi. Boschi è rimasta a colloquio con i magistrati per circa due ore. Bocche cucite, come prevedibile, dopo l’audizione. Gay si è limitato a rispondere ai giornalisti con un “era necessario ascoltarla”.

Renzi alla direzione Pd. Mentre il suo ministro e il suo ex ministro sono alle prese con i pm il presidente del Consiglio Matteo Renzi affronta il suo partito in direzione. E tra i temi non può non parlare del caso petrolio

“Su Tempa Rossa si dice che il governo ha fatto attività di sblocco di un’opera privata che era stata individuata nel 1989. Credo che se si decide che un’opera va fatta nel 1989, c’era ancora il muro di Berlino, ventisette anni dopo lo scandalo non è l’emendamento approvato ma che per 27 anni sono state buttate via occasioni”.

“Se è reato sbloccare le opere pubbliche, io sono quello che sta commettendo reato. Per mia cultura giuridica è reato chi infrange il codice penale, non chi utilizza il diritto parlamentare”

Renzi, poi, ribadisce la sua disponibilità ad essere ascoltato dai pm. E punta sulla discontinuità tra il suo governo e quelli che lo hanno preceduto: Berlusconi voleva il “legittimo impedimento”, lui chiede “giustizia subito”:

“La diversità profonda dagli altri è che loro parlavano di legittimo impedimento, io dico interrogatemi, gli altri parlavano di prescrizione io chiedo sentenze e dico di fare i processi, ma veloci. Noi non siamo uguali agli altri: sia stampato in testa a chiunque abbia dubbi. Noi non siamo quelli del legittimo impedimento, ma chiediamo che si facciano le sentenze sul serio, veloci”.

Quindi il premier rilancia: “Pronta legge su conflitto di interessi”.

“Chi ruba su un’opera pubblica deve andare in galera, se vuole patteggiare lo faccia ma se vuole patteggiare deve restituire tutto fino all’ultimo centesimo perché questa è una nostra riforma. Noi abbiamo fatto la legge sui reati ambientali e se vogliono votiamo la legge sul conflitto di interessi. Il governo delle lobby lo dicano a qualcun altro, ma io dico che è mio compito istituzionale che un’opera bloccata da anni arrivi a realizzazione”.

Non manca una dura critica ai magistrati di Potenza:

“Chiedo alla magistratura italiana non solo di indagare il più velocemente possibile ma di arrivare a sentenza. Ci sono indagini della magistratura a Potenza con la cadenza delle Olimpiadi”, ogni quattro anni, “e non si è mai arrivati a sentenza. Un Paese civile è un Paese che va a sentenza”.

Dopo Renzi è stata la volta di Gianni Cuperlo che ha attaccato frontalmente il presidente del Consiglio e del partito: “Non hai la statura del leader”, le sue parole. Intanto il Movimento 5 Stelle va avanti con la sua battaglia sul tema. Luigi Di Maio annuncia: “Subito sfiducia. Trivellopoli è uno scandalo che in questo momento il Governo sta facendo di tutto per provare ad occultare”.