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Pinotti dopo Colonia: “Anche San Paolo sottomette donna”

ROMA –  “Nessuna titubanza tra le donne del Pd a esprimersi sui fatti di Colonia, solo non c’è stata l’occasione”. Così il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, undici giorni dopo Capodanno, interrompe l’incomprensibile silenzio di certa sinistra italiana, specie da parte femminile, accusata di essere “schiava del politicamente corretto”.

La ministra in un’intervista doppia ai quotidiani La Stampa e Il Secolo XIX  condanna le violenze subite da decine di donne la notte di Capodanno in Germania, parla di “episodi di una gravità inaudita e sconvolgente”. E aggiunge senza mezzi termini: “Il diritto all’accoglienza non può confliggere con l’affermazione del rispetto delle regole. Chi ha diritto d’asilo, chi scappa da una guerra o una persecuzione, viene accolto, ma questo non dà la patente di comportarsi come si vuole. Chi arriva, si inserisce in una società con regole, leggi e valori che vanno rispettati”.

Non è solo prerogativa dell’Islam una visione della donna sottomessa. Lo scrive anche San Paolo. Nelle sue Epistole, lettere, si legge che “le donne siano sottomesse al marito“. Per la Pinotti anche nella Bibbia il ruolo della donna è sminuito al pari dell’Islam. Donne libere e sicure, per la ministra, è l’obiettivo:

“In passato qualcuno temeva che fosse un argomento di destra. Oggi siamo certi che non sia così: sicurezza è libertà, e quindi è di sinistra. Fare uscire le donne libere e sicure è di sinistra”.

Roberta Pinotti precisa di non gradire:

“Non mi piace ogni volta che lo sento leggere a Messa…[…] Per me è difficile vedere una donna camminare tre passi indietro al marito, o sentire le donne afghane felici di finire in un carcere femminile che abbiamo contribuito a costruire, perché lì non vengono picchiate e imparano un mestiere…».

Ma Giuseppe De Lorenzo sul quotidiano Il Giornale sottolinea, forzando la polemica e sbagliando il bersaglio:

Peccato la Pinotti dimentichi che la seconda parte di quel brano imponga al marito di amare la moglie. “Voi, mariti, amate le vostre mogli – si legge qualche versetto dopo – come Cristo ha amato la Chiesa”. E poi: “Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso”.

Mai del passo citato dalla Pinotti ne è stato fatto un codice di comportamento in stile sharia. Ma, anzi, la Chiesa ha lavorato per sviluppare l’amore dell’uomo per la propria compagna. Esattamente come ama il proprio corpo.

Non è lo stesso che accade quando l’islam giustizia le donne “adultere”, lapidandole in piazza.

Ci sia consentito ricordare però la santissima caccia alle streghe, durata oltre 500 anni, nell’occidente cristiano. In conclusione la Pinotti osserva:

“Non ho alcuna velleità di scusanti sociologiche per gli stranieri che si sono macchiati dei fatti di Colonia: non c’è comunità o gruppo di persone che può far venire meno i nostri usi e le nostre consuetudini. Quello che sconvolge di questo episodio è l’idea che un gruppo di uomini possa essersi organizzato per punire donne che stavano vivendo la propria libertà, e che non si sia riusciti a difenderle. Un episodio simile mina uno dei fondamentali della rivoluzione occidentale, il movimento di liberazione femminile. Tutti, donne e uomini, devono sentirsi colpiti”.