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Pisa, il referendum (mascherato) contro la nuova moschea

ROMA – Pisa, il referendum (mascherato) contro la moschea. A Pisa mezza città non vuole che sia costruita la nuova moschea a 400 metri dalla Torre pendente simbolo della città: ne sono convinti i promotori (tre esponenti di Forza Italia) del referendum che hanno raccolto quasi duemila firme e aspettano il via libera alla consultazione per novembre.

Un referendum che però è solo consultivo, inteso solo a raccogliere l’orientamento dei pisani, senza alcun potere formale cioè di cancellare le decisioni già prese dall’amministrazione comunale a guida Pd. E un po’ mascherato, laddove il quesito è posto non sulla moschea ma su un più generico “progetto urbanistico”.

Il motivo è chiaro, lo spiega meglio il sindaco Marco Filippeschi al Corriere della Sera: “Essendo improponibile perché discriminatorio quello sulla moschea si è puntato al quesito urbanistico. Un pasticcio, insomma, con il quale s’intenderebbe aggirare i tre articoli della Costituzione, 3, 8 e 19, che tutelano le libertà religiosa e di culto. E si andrebbe contro al diritto internazionale contro ogni discriminazione”.

I referendari del Comitato #Nomoschea sono d’altro avviso e insistono denunciando i rischi di radicalizzazione islamista associati alle moschee. Citano un sondaggio di Renato Mannaheimer che dà i contrari alla moschea al 57%. Sono appoggiati da Magdi Cristiano Allam: “Il Comune di Pisa ha venduto il terreno all’Ucoii (l’Unione delle comunità islamiche italiane ndr), che ideologicamente rappresenta i Fratelli Musulmani, un movimento radicale islamico. I finanziamenti arrivano da una fondazione del Qatar, la stessa che ha versato all’Ucoii 25 milioni di euro per costruire 33 moschee”.