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Primarie Napoli, scontro Pd. Bassolino pensa a nuovo ricorso

ROMA – Continua il caos primarie del centrosinistra a Napoli, dopo le irregolarità in cinque seggi filmate da Fanpage.it e il ricorso (respinto) di Antonio Bassolino, che però starebbe pensando di fare un nuovo ricorso. Per il premier Matteo Renzi ed il vertice dem la bocciatura del ricorso chiude il caso Napoli dove “al netto di singoli episodi, il voto è stato regolare”. Ma Pierluigi Bersani non la pensa così: “E’ grave che i vertici siano intervenuti prima della commissione di garanzia”, si indigna l’ex premier, mentre a sinistra del Pd si susseguono contatti e incontri per decidere se e quanti candidati schierare alle comunali contro i dem.

L’aut aut di Renzi alla sinistra interna arriverà nella direzione del 21 marzo: scegliete da che parte stare, sarà il senso del discorso del premier-segretario, non si può stare in un partito e dare addosso ai candidati scelti con le primarie.

Al netto dello scontro verbale, il timore del Nazareno è che possa ripetersi un caso Cofferati bis, ovvero che candidati sconfitti alle primarie, come l’ex leader Cgil a Genova, “scappino con il pallone” e corrano da soli.  Secondo voci di corridoio riportate dall’Ansa, Antonio Bassolino potrebbe decidere di andare avanti.

Ma è soprattutto a Roma che si guarda: Massimo Bray, dalemiano ed ex ministro, starebbe pensando di candidarsi in alternativa a Stefano Fassina, e anche Ignazio Marino non esclude un suo ritorno sulla scena capitolina. “Sarebbe un suicidio” taglia corto il vicesegretario Lorenzo Guerini.

Ma tra i renziani, da tempo, gira il sospetto che Massimo D’Alema lavori “dentro e fuori il partito per sabotare” il Pd di Matteo Renzi. Sospetti e accuse più da periodo congressuale che da vigilia di battaglia per le amministrative. Bersani, denunciando l'”irritualità” di prese di posizione di ieri a favore della regolarità delle primarie partenopee, torna a parlare di “un problema serissimo” causato da un “disagio degli elettori” per la metamorfosi del Pd che ha portato, secondo la minoranza, ad una fuga dai gazebo.

“La commissione di garanzia ha deciso con la saggezza che è propria degli organi di garanzia”, ribatte il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato. E a Gianni Cuperlo, che vorrebbe portare il caso napoletano davanti alla commissione di garanzia nazionale, Guerini fa sapere che “l’appello non è previsto” visto che è il comitato della coalizione locale a decidere.

Renzi per ora lascia parlare i suoi ed evita di intervenire direttamente. Ma certo sta diminuendo la soglia di sopportazione verso una minoranza che, sostengono i renziani, “non fa altro che attaccare il governo ed il Pd come se fosse M5S o Fi”.

L’incomunicabilità è totale in attesa del chiarimento politico in direzione. Fino ad allora è difficile che le acque si calmino. E l’ironia della sorte vuole che sabato, mentre la minoranza si riunirà a Perugia – presenti Bersani, D’Alema, Speranza e Cuperlo – per indicare un’alternativa al Pd di Renzi, reo di volersi trasformare nel Partito della Nazione “piglia-tutto”, il premier sarà nella casa d’origine degli ex Ds: il vertice del Pse a Parigi.