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L’abolizione delle province sotto i 300 mila: Genova sola, Molise senza

ROMA – Se il criterio dei 300mila abitanti verrà confermato, le province da abolire in Italia saranno 37 , e con loro sparirà un pezzetto d’Italia ed una delle istituzioni più antiche.

Negli ultimi decenni, di province si è parlato soprattutto per gli scandali (vedi quello recente che ha riguardato Filippo Penati) ed anche perché i partiti le considerano sempre più come un “parcheggio” per politici in carriera.

Ora che parte di queste spariranno, mezza Italia si interroga però su che fine faranno i dipendenti, come verranno accorpate le province soppresse e quale fine faranno i vari organi tipo  la polizia provinciale. Probabilmente, chi ci lavora e chi le amministra sta già preparandosi a combattere la sua battaglia.

Su Repubblica, Massimo Razzi descrive lo scenario regione per regione della “nuova” Italia geografica e politica che si verrà a delineare dopo l’abolizione di tutte le province che hanno meno di 300mila abitanti.

Con i suoi 293.061 abitanti, la più grande che non esisterebbe pù sarebbe quella di Pistoia, seguita da Piacenza (289.875). L’ultima invece a “salvarsi” sarebbe L’Aquila con 309.820 abitanti.

La più piccola (57.975 residenti) è la provincia sarda dell’Ogliastra preceduta da Isernia (Molise) che ne conta 88.964. Le province sarde sarebbero le più penalizzate, sparirebbero quasi tutte quelle costituite recentemente: Medio Campidano, Olbia-Tempio, Carbonia-Iglesias, Ogliastra. Con la scomparsa però anche delle “vecchie” Nuoro e Oristano, sull’isola resterebbero solo Cagliari e Sassari.

La situazione più strana si verificherebbe in Liguria dove sparirebbero tre province su quattro: Savona, La Spezia e Imperia. Resterebbe solo  Genova, ma con una coincidenza territoriale davvero esagerata tra Regione, Provincia e Comune che, forse, porterebbe alla conclusione dell’inutilità dell’ente intermedio. Il Molise resterebbe addirittura senza province con un probabile ritorno alla regione Abruzzo-Molise con Campobasso unica provincia molisana.

Con i tagli perderebbero l’appellativo di “capoluogo di provincia” città che hanno fatto la Storia del Paese: da Trieste a Siena, a Terni, Ascoli Piceno, Asti, Matera, Benevento, Gorizia. Per una buona parte  il taglio andrebbe però a riguardare, quasi a voler punire il moltiplicarsi delle poltrone degli ultimi due decenni, le ultime infornate di Province degli anni ’90: quelle sarde appunto, e alcune piemontesi, marchigiane, e molisane.

La regione più penalizzata, come detto, sarebbe la Sardegna (sei province), il Piemonte ne perderebbe quattro: Asti, Biella, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, La Lombardia due: Lodi e Sondrio. Falcidiata la Liguria con tre tagli: Savona, Imperia e La Spezia. Il Veneto dovrebbe dare addio a Belluno e Rovigo. Il Friuli perderebbe Trieste e Gorizia mentre Pordenone si salverebbe di poco con 315 mila residenti.

L‘Emilia Romagna subirebbe il solo taglio di Piacenza. La Toscana perderebbe Prato, Pistoia, Grosseto e Massa-Carrara. Le Marche, Ascoli Piceno e Fermo, l’Umbria saluterebbe Terni ed anche qui si verificherebbe lo stesso fenomeno ligure con Perugia che rimarrebbe sola.

Il Lazio perderebbe  invece Rieti. Via tutte e due le province del Molise, la Basilicata salverebbe Potenza (383mila anime) e perderebbe Matera. La Puglia non subirebbe “tagli”, la Campania darebbe addio a Benevento. La Calabria vedrebbe sparire Crotone e Vibo Valentia, la Sicilia Enna e Caltanissetta.

Insomma, anche se il tema è scomodo e impopolare, le premesse per un’ennesima “guerra” a Tremonti da parte degli enti locali ci sono tutte.


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