Quel che dobbiamo a Simone, il bimbo che indica la bara e chiama “papà”

di Lucio Fero

simone_piccolo_para_uccisiLa prima volta l’ho visto in tv, nei telegiornali della domenica sera. La prima volta che l’ho visto, quel bambino, qualcosa mi ha asciugato, raschiato la gola nonostante la consueta pioggia di sciroppo retorico che la tv produce in queste circostanze. La prima volta mi ha dato una punta di disagio, anzi no, di malessere, anzi, dico la verità, di autentico dolore vedere quel bambino di due anni con in testa il basco del papà morto. Mi sono detto: è la prima volta, ti fa questo effetto perchè non te l’aspettavi e perché un bimbo commuove sempre.

La seconda volta l’ho rivisto ai tg della notte, ho guardato quel suo piccolo dito indicare qualcosa, la bara del papà e le mie orecchie hanno sentito davvero quel che la tv non trasmetteva, ho sentito la voce di quel bimbo dire: “Papà”. E allora il groppo alla gola si è ripresentato, più stretto. Ho stretto un po’ le mie di mani, le ho chiuse per un momento a pugno perché qualcosa mi graffiava, da dentro.

Poi, al mattino dopo, l’ho riletta la scena e la sequenza, sui giornali. La mamma, Stefania, che spiega a Simone che il papà è lì dentro, Simone che lo chiama senza strazio ma con la naturale e assoluta voglia di bimbo, la zia che dice: “Papà sta facendo le ninne”. E anche alla terza, alla quarta e alla quinta volta, ogni volta che rileggevo, quel bambino era almeno un po’ mio figlio, mio nipote, me stesso.

Ho un debito verso Simone, lo abbiamo tutti. Quello di garantirgli la relativa sicurezza economica che Roberto Valente, il padre, non potrà più dargli? No, non parlo di questo. Simone e sua madre in qualche modo verranno assistiti. Con burocratica avarizia, ma lo saranno. Ma non è questo che dobbiamo a Simone, anche fosse coperto d’oro a vita, non c’è risarcimento possibile e, comunque, non è questo il debito che abbiamo contratto con lui.

Altro è il debito è già non lo stiamo onorando, già evitiamo di pagarlo. A Simone dobbiamo l’onore, la fatica e la coerenza della verità. La verità della morte di suo padre. Che non è morto in una “tragedia” come dicono i cronisti e gli assemblatori di format tv. Che non è morto in maniera “assurda” come ripete la gente, pronunciando quell’aggettivo, “assurdo”, come fosse uno scongiuro. Il papà di Simone è morto in guerra, in una guerra giusta, onorevole, necessaria. E quand’anche fosse guerra sbagliata nei metodi di conduzione e infarcita di errori di strategia, questo non muta di un millimetro e di un grammo la sostanza della guerra per il cui il papà di Simone era partito.

Sapeva di poter morire, lo aveva detto e scritto. Lo sapeva lui e lo sanno tutti i soldati che vanno a combattere. Quell’abile e rispettato politico che di fronte alla sua bara dice: «Avevo votato anch’io per farli partire, ma non per farli morire» offende la vita più che la morte del soldato Valente, dell’italiano Valente e degli altri come lui. Bossi lo fa in buona fede e in coscienza. Il che è aggravante e non attenuante. Quando un giorno spiegheranno a Simone i suoi due anni all’aeroporto davanti alla bara del padre, lo facessero con le parole di Bossi resterebbe a quel bimbo diventato adulto la “spiegazione” di una morte senza un perchè.

Falso e pure intollerabile. Vanno a combattere e talvolta a morire per i “fatti propri” della gente che non sa e non vuol sapere, non capisce e non vuol capire. Vanno a combattere e talvolta morire non solo per gli afghani, di cui la gente in fondo se ne frega, ma per la gente, quella italiana. Quella che grida “ritirateli” pensando di onorare la memoria dei soldati e invece così facendo i soldati li tradisce e ferisce. Quella gente da cui esce quello che grida: «Pace subito» ai funerali, pensando di essere testimone dell’unica buona causa e difensore di ultima istanza della vita dei soldati e invece è un disperato che non sa e non vuole sapere non solo cosa è davvero la guerra ma anche cosa è davvero la pace.

A Simone dobbiamo, dovremmo quel che non gli stiamo dando. Non la pietà e la compassione, non la paura che in fondo fingiamo per quelli che fanno il mestiere del suo papà ma che invece proviamo per noi stessi. Paura che soffoca la nostra ragione e ottunde, devia anche le nostre emozioni. Gli dovremmo a Simone, gli avremmo dovuto una città piena di bandiere tricolori alle finestre, bandiere che invece a Roma non c’erano. Gli dovremmo la verità e l’onore di aver un papà morto combattendo per noi e non morto per sbaglio, incidente o tragedia.

21 settembre 2009 | 14:47   Letto 1665 volte   


Wikio

Leggere anche...

Puoi lasciare un commento, o effettuare il trackback dal tuo sito.

4 commenti a “Quel che dobbiamo a Simone, il bimbo che indica la bara e chiama “papà””

  • Nicol Loriedo scrive:

    loro,militari italiani andati per salvare persone sono morti,perchè il mondo è ingiusto ….uccide persone nn colpevoli che ha casa avevano famiglie,mogli,figli,genitori che li aspettavano….
    noi abbiamo tolto un padre ha simone,un padre essenziale nella sua vita…solo 2 anni è già ha capito:papà…papà farà la nanna per sempre…ma simone non dimentidìcare che papà vivrà nel tuo cuore per sempre….

    nicol

  • Nicol Loriedo scrive:

    simone sarai sempre nel nostro cuore…!!!! il migliore!!!

    t.v.b.

    nicol

  • veronica scrive:

    ho pianto tanto mi ha fatto male guardare quelle scene domenica mattina…e mi fa male ancora adesso vedere un bimbo piccolissimo…con il basco di suo padre…è assurdo,inaccettabile che quel bambino non rivedrà mai piu suo padre

  • skifo scrive:

    Pedagogia di guerra/2: la guerra e (lo sfruttamento de)i bambini
    http://lombardia.indymedia.org/node/21827

Scrivi un commento

Tutte le sezioni di Blitz notizia per notizia

blitz blog

Surreality Rai. Quando Garimberti e Masi per una volta erano d'accordo nel dire: "Decidiamo noi!" e volevano mandare Berlusconi a cuccia...

Questa è una notizia dell'Ansa di un anno fa, del 3 settembre 2009. Di suo, letta oggi, è surreale. Non c'è bisogno di commenti per renderla comica, alla luce di quel che è successo in questi dodici mesi. RAI: GARIMBERTI, NOMINE NON SONO OGGETTO DI SCAMBIO . DIREZIONE GENERALE, NIENTE ACCORDI GIA' DEFINITI Nel Consiglio di amministrazione del 9 settembre [2009], il primo dopo la pausa estiva, non è prevista alcuna nomina ma dall'ultima riunione del Cda di Viale Mazzini non si é parlato d'altro. Oggi [3 settembre 2009]  il presidente Paolo Garimberti ha firmato l'ordine del giorno senza quel punto: "Così come non si decidono nei palazzi fuori dalla Rai, le nomine non si fanno nemmeno in 'comitati ristretti' all'interno dell'azienda", sostiene Garimberti, perché oggi continuavano a circolare indiscrezioni sulle nomine a Rai Tre e sull'ipotesi che il Cda possa procedere a maggioranza portando la candidatura di Gianni Minoli. "Le nomine, che non possono essere mai oggetto di scambio con l'esistenza o meno di programmi, devono essere approfonditamente discusse e ampiamente condivise con tutti i membri del Cda", ha aggiunto Garimberti. Una riflessione che, secondo il presidente, non ci sarebbe potuta essere proprio a causa della pausa estiva e per questo, dopo aver consultato anche il direttore generale, non ha messo all'ordine del giorno il punto nomine. Anche la direzione generale oggi dice la sua sul tema, spiegando che eventuali future nomine saranno come sempre uniformate alle normative vigenti e alle procedure aziendali secondo criteri d professionalità e del più ampio consenso possibile. Quindi non ci sarebbero "accordi già definiti e pressing per le nomine in Rai". Nel mirino c'é il direttore di Raitre Paolo Ruffini, che oggi parla e si difende con la sua linea editoriale: "A Raitre non esiste controllo o censura, ma libertà e spirito critico. E' un modo di fare buona televisione, che deve raccontare il nostro Paese con approccio critico. Credo sia questo a dare il senso al nostro essere servizio pubblico". Ma la sua posizione non è delle più semplici perché se, da una parte, è nel mirino della maggioranza di governo perché la sua è la rete di alcuni dei programmi più discussi come quelli di Fabio Fazio, di Milena Gabanelli, di Serena Dandini. Dall'altra esiste però la questione interna al Pd, le cui diverse anime, che probabilmente vorrebbero trovare espressione anche nella dirigenza Rai, si affronteranno solo nel prossimo congresso del partito. Ora però, dopo le accuse di voler aspettare quella occasione per un cambio a Raitre e Tg3, ci sarebbe chi, anche nell'opposizione, spinge per una decisione immediata. Al pettine verrà presto anche il nodo di Annozero che deve partire il 24 settembre ma è già oggetto di rumors. Oggi sia Marco Travaglio che Vauro dicono che Michele Santoro ha confermato loro che nella prossima edizione ci saranno ma, di fatto, nessuno dei due ha ancora firmato un contratto. E visto che Santoro ha già incontrato il direttore generale Mauro Masi e il direttore di Raidue Massimo Liofredi, non è da escludere che si stia tentando di rivedere la formula della trasmissione che è continuamente al centro della discussione politica. Nessuna ipotesi di modifica alla struttura sarebbe ancora stata avanzata ufficialmente ma non si deve certo escludere che se ne parlerà.

Le opinioni (» archivio)

Il "botto" di Berlusconi

Era un giorno iracondo e nervoso, come le “notti buie e tempestose” [...]

di Mino Fuccillo

Fischiare Dell'Utri si può

Non so fischiare, anzi ho sempre provato una grande invidia per Giovanni[...]

di Giuseppe Giulietti

La scuola “picconata”

Negli ultimi cinque anni la “popolazione scolastica”, cioè il numer[...]

di Sergio Carli

I più visti da youtube
AGI Ascolta Radio Blitz Segui Blitz su Twitter Dagospia
un pensiero al giorno

Il tempo è una illusione. L'ora di pranzo è una doppia illusione

Douglas Adams

Blitz Local: scopri le notizie locali per ogni provincia Blitz: tutte le news di calcio LadyBlitz: tutte le news femminili Leggi i commenti degli utenti di Blitz

i più letti

AdLINK Internet Media

Per avere informazioni in merito alle pianificazioni pubblicitarie su Blitz Quotidiano, contattare:
Hi-media
Via Cosimo del Fante, 4
20122 Milano
Tel 02.855011.1
Contatti: italy@hi-media.com
Sito web: www.hi-media.com/it

Audiweb Certified