Blitz quotidiano
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Raggi – Malagò. L’ha fatto apposta per “umiliare i poteri forti”

ROMA – Raggi – Malagò. L’ha fatto apposta per “umiliare i poteri forti”. Assodato che all’appuntamento istituzionale con il Coni Virginia Raggi si è presentata in ritardo non per fumosi contrattempi né per precedenti impegni con il ministro, ma piuttosto per una sosta supplementare in trattoria per un minestrone mentre il povero Malagò si faceva più di mezz’ora di anticamera in Campidoglio… Scartata, per il minimo di fiducia che si deve ad ognuno, l’eventualità di una distratta consultazione dell’agenda… Non resta che l’ultima e più semplice motivazione al ritardo: Virginia Raggi l’ha fatto apposta.

 

Qualcosa di “mediaticamente eclatante”. La finta dell’arrivo trafelata in Comune, il prevedibile scorno dell’umiliato e offeso Malagò, la conferenza stampa con la claque grillina (in prima fila ad applaudire Paola Muraro), fanno parte di una messinscena preparata a tavolino, di una precisa strategia comunicativa e politica imposta da Beppe Grillo. Jacopo Jacoboni de La Stampa, fra i più informati di cose grilline, la spiega così.

È così che si è giunti a un evento per dire no al grande evento: questo è stata la buca di Virginia Raggi a Giovanni Malagò. Una messinscena, questa o un’altra, era stata del resto studiata (era da giorni che si organizzava qualcosa di «mediaticamente eclatante»), e serviva a due cose. Uno, dare ai fan l’immagine della sindaca che si erge contro i poteri forti e impone loro umiliante anticamera (in altre parole, un’arma di distrazione di massa). Due, a farsi vedere di nuovo originari e puri.

Detto in altre parole, Grillo è una specie di ago della bilancia di una partita cruciale in corso, che non è la Raggi in sé, ma è: che tipo di Movimento deve tentare la corsa al potere, un Movimento-più-Movimento o il Movimento-partito? Dire no alle Olimpiadi, al momento, era l’unica strada per tenere insieme questa sfida in corso senza che si sfasciasse tutto ancora prima della kermesse di Palermo, Italia 5 stelle. (Jacopo Jacoboni, La Stampa)