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Rai, Gasparri attacca Renzi: “Partiti fuori ma il suo…”

ROMA – Il rinnovo della convenzione Stato-Rai e la necessità di un servizio pubblico radiotelevisivo nazionale che garantisca il pluralismo dell’informazione, sono stati i temi principali del Convegno “VinceRai o PerdeRai”, tenutosi il 10 maggio 2016 nella Sala Capitolare della Biblioteca del Senato. Al centro anche la riforma della Rai targata Renzi e i problemi scaturiti dalla sua approvazione, primo fra tutti il fatto che l’azienda sarà fortemente dipendente dall’esecutivo.

La convenzione è l’atto fondamentale della Rai, che nel servizio pubblico trova la sua specificità. La scadenza della concessione era fissata per il 6 maggio 2016, ma un comma contenuto nel decreto legislativo del nuovo Codice appalti, l’ha prorogata al prossimo autunno, “non oltre il termine del 31 ottobre 2016″.

“La convenzione è scaduta da pochi giorni e c’è stata una proroga ad ottobre per discutere del suo rinnovo. E’ importante che il tema del pluralismo sia al centro di questa discussione” ha detto il senatore di Fi, Maurizio Gasparri,  vicepresidente del Senato e autore della precedente riforma di Viale Mazzini e del sistema radiotelevisivo italiano.

“Vogliamo capire – ha proseguito – se, dopo la legge sul canone in bolletta, l’affollamento pubblicitario rimarrà lo stesso. La legge di riforma della governance ha dato troppi poteri al Dg. Va bene se i partiti vanno fuori dalla Rai, ma non va bene se ne resta uno solo. Il partito del premier è rimasto incastrato nella porta. Renzi voleva cacciare i partiti dalla Rai ma ne ha tenuto dentro soltanto uno: il suo”.

Secondo il parlamentare “sono troppi i dirigenti esterni assunti dall’attuale Dg. Si è creata una superdirezione per l’informazione con quattro ufficiali e tre soldati: chiedo uno scatto di orgoglio alla Rai affinché non abbia più questo provincialismo di cercare all’esterno dirigenti al solo scopo di ingolfare le sue strutture”.

Drastica la posizione di Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, sul tema del pluralismo:

“In Rai prima si realizzava il servizio pubblico con l’intervento dei partiti, ora Renzi ci ha tolto dalla Rai per farne una dittatura. C’è molto meno pluralismo di prima perché l’obiettivo della riforma del presidente del Consiglio non è il pluralismo, ma il consenso, cioè il potere. Siamo di fronte a un vero e proprio pericolo per la democrazia“.

Brunetta si è detto convinto del fatto che “il cda Rai non conta nulla”; affermazione che ha scatenato una serie di botta e risposta al convegno. Per Franco Siddi, componente del cda della tv pubblica, il consiglio di amministrazione può contare eccome:

“Chi è consigliere Rai sa che ha delle responsabilità. Sarà la concessione a dirci quello che dobbiamo fare, non è facile orientarsi tra la vecchia e la nuova legge, siamo in una fase di transizione”. L’ex segretario della Federazione della Stampa ha aggiunto:

“Bisogna smetterla di pensare che la Rai è al centro del mondo, perché qualsiasi cosa succede finisce nei giornali. Non si può andare avanti così (…). Il pluralismo fino a qualche anno fa era semplice in Rai, c’erano tre partiti importanti, tre grandi aree. Oggi non è così, i partiti un giorno nascono e un giorno muoiono, non sai più quali sono. Non c’è un ordine”, ha specificato Siddi, che ha sottolineato l’importanza di “stabilire nuovi criteri”, così come la necessità di focalizzare l’attenzione sulle nuove forme di comunicazione via web:

“Tutti dicono che dobbiamo fare una nuova Rai, un nuovo servizio pubblico, ma una grande web tv civica nazionale, che sia il punto di riferimento per i cittadini di ieri e di oggi, i nuovi e i vecchi, credo che sia fondamentale. L’Australia, che fa politiche dell’immigrazione molto delicate, ha una tv web in 68 lingue, tutti quelli che arrivano sanno tramite tv pubblica cosa trovano in quel Paese, cosa devono fare per stare lì, le leggi, come convivere. Dobbiamo farlo anche noi”.

La critica sulla presunta mancanza di poteri del cda è stata respinta anche da Antonello Giacomelli, sottosegretario per lo Sviluppo Economico con delega per le Comunicazioni: “Le prerogative del cda sono note a tutti, ognuno risponde dei propri atti. E ancora: “Ognuno eserciti le proprie responsabilità. Il cda ne ha di poteri, come l’approvazione del piano industriale o la possibilità di indicare le linee al direttore generale. Sono poteri forti ma vanno esercitati”.

Per l’altro consigliere Rai, Arturo Diaconale, è necessaria la formazione di un comitato creato dai consiglieri di amministrazione, che abbia il compito di assicurare il rispetto del pluralismo, spiegando che:

“Tale organismo potrà essere affrancato da istituzioni terze come ad esempio l’Ordine dei giornalisti o il sindacato. Penso – ha aggiunto – che questo comitato possa favorire il funzionamento della governance e svolgere un’attività utile per tutta la Rai”. “Il pluralismo – ha proseguito Diaconale – è al centro dell’attività del servizio pubblico e deve essere tra i punti salienti del rinnovo della convenzione con il cambiamento delle leggi. In che modo oggi il pluralismo viene garantito? Questo sinceramente ancora non l’ho capito”.

Secondo il consigliere “siamo entrati in una fase decisiva per il Paese, che va dalle amministrative al referendum costituzionale. In questa prospettiva di campagna infinita mi sento garantito fino ad un certo punto. Non vorrei che tale pluralismo si garantisse attraverso un conformismo che ci porterebbe ad avere un servizio pubblico, più che di una democrazia occidentale, da Nord Corea“.