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Rai. Scandalo assunzioni, Gasparri e Usigrai: denuncia e…

ROMA – Rai, scandalo assunzioni. Utili? lo dice la Rai stessa, costose? lo dicono i numeri. Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato e componente della Commissione parlamentare di vigilanza, annuncia:

“Presenterò un esposto all’Autorità anticorruzione e alla Corte dei conti perché se il Consiglio di amministrazione dovesse non contestare o in qualche modo avallare queste decisioni sarebbe corresponsabile insieme al Dg e quindi sanzionabile”.

L’accusa mossa ai vertici Rai segue la denuncia di Franco Siddi, ex capo del sindacato dei giornalisti e consigliere di amministrazione della Rai, che è uscito dalla ultima riunione del consiglio sbattendo la porta e denunciando la strada intrapresa da Antonio Campo Dall’Orto, neo direttore generale della Rai, di mettere ai vertici dell’azienda dirigenti che sentono il bisogno di portarsi da fuori collaboratori che completino le loro competenze.

Dopo la denuncia di Siddi, lo scandalo è esploso. Campo Dall’Orto è accusato di avere violato lo statuto della Rai e le regole sul reclutamento del personale contenute nel Piano Anticorruzione.

L’annuncio di Gasparri vede in parallelo quello dell’esposto della Usigrai. La denuncia del sindacato trova d’accordo il presidente Fnsi, Giuseppe Giulietti, e il senatore Pd, Salvatore Margiotta, che esprimono il loro sostegno su Twitter e numerosi altri parlamentari, fra cui Michele Anzaldi del Pd, che ha chiesto

“di convocare in Commissione di Vigilanza il direttore del personale e dell’internal audit Rai, perché sono loro i responsabili per legge dell’attuazione del protocollo anticorruzione”.

Giovedì sarà, intanto, ascoltato il dg Campo Dall’Orto. Maurizio Gasparri ha anticipato che, in occasione dell’audizione del Direttore generale della Rai, programmata per giovedì in Vigilanza, farà

“una vera e propria requisitoria circa le violazioni che sono state fatte:

“Se il cda dovesse non contestare o in qualche modo avallare queste decisioni sarebbe corresponsabile insieme al Dg e quindi sanzionabile.

 

“La Rai non è una televisione sperimentale in cui si può agire come si vuole. Campo Dall’Orto forse non si è documentato abbastanza e ha completamente ignorato, o finto di ignorare, il piano triennale anticorruzione della Rai in proposito.

“Possibile mai che fra tutti i dirigenti e giornalisti in organico all’azienda non ci fossero professionalità all’altezza? Perché il job posting non è stato utilizzato per gli incarichi oggi ricoperti dai 20 esterni? Il Dg avrebbe dovuto studiare di più. Si sarebbe così reso conto anche che non poteva, per il coordinamento delle testate, creare una vera e propria redazione con un organico pletorico e costosissimo, composto anche da esterni, violando in questo modo non solo le norme anticorruzione ma anche quelle statutarie circa l’assunzioni di pensionati.

“Giovedì metteremo Campo Dall’Orto di fronte alle sue responsabilità. Di tutto questo sarebbe poi interessante sapere cosa pensa il Governo. Il maldestro attivismo che lo ha visto insistere per inserire il canone in bolletta, sonoramente bocciato dal Consiglio di Stato, non vorremmo servisse per coprire gli sperperi del nuovo Direttore generale”.

Oggetto del contendere, spiega Michele Cassano della agenzia Ansa, sono i dirigenti chiamati dal dg Antonio Campo Dall’Orto nei nove mesi di guida della tv pubblica, che supererebbero i limiti consentiti. La replica della Rai alle accuse è stata:

“Lo Statuto e il Piano Triennale Anticorruzione sono stati pienamente rispettati e per la prima volta nella storia della Rai i nuovi dirigenti hanno quasi tutti contratti triennali, il che consentirà di risparmiare cifre molto significative negli anni a venire”.

 

Secondo la Rai,

“i manager esterni assunti, alcuni dei quali in sostituzione di altri che hanno lasciato l’azienda, non sono 20 ma 17 e il loro costo non è di 8 milioni di euro, come ipotizzano i sindacati, ma di circa 4 milioni”.

Secondo il sindacato Usigrai, Campo Dall’Orto avrebbe superato la soglia del 5% dei 252 dirigenti totali (quindi circa 13) e non sarebbe stata effettuata quella ricognizione preliminare della disponibilità di risorse interne richiesta dalla legge anticorruzione.

“La risposta della Rai è una toppa peggiore del buco. La Rai dice che i contratti sono “quasi” tutti triennali, e che al job posting si è fatto “ampio ricorso”. Bene, noi riteniamo che le regole non si rispettino “quasi” né in maniera “ampia”: le regole si rispettano sempre e per intero”.

Maurizio Gasparri incalza:

“La nota con cui la Rai prova a giustificare la super infornata di esterni fatta dal direttore generale è gravissima. I numeri sono quelli che abbiamo denunciato e in ogni caso restano palesemente violate le norme anticorruzione e statutarie relative al mancato job posting per i ruoli dirigenziali e alla assunzione di pensionati. Questo la Rai non può negarlo. Andremo quindi avanti con l’esposto all’Anticorruzione e alla Corte dei conti perché si faccia chiarezza. Furberie di qualsivoglia natura non sono tollerabili”.

Paolo Festuccia, sulla Stampa, allarga lo scandalo ai predecessori di Campo Dall’Orto, che però li batte tutti:

“Venti assunzioni (più varie consulenze) in pochi mesi non si erano mai viste alla Rai. Mauro Masi ne aveva fatte 5, Lorenza Lei 3, Luigi Gubitosi si era spinto sino a 16): tutte, tra l’altro, con contratti pesanti per remunerazione e costi aziendali. [Campo Dall’orto in pochi mesi li ha superati tutti]. Mediamente 8 milioni di euro di spesa in più per le casse del servizio pubblico. Tanti o pochi che siano, certamente sufficienti a scatenare polemiche. Non solo per i costi, ma soprattutto per come le assunzioni sono state fatte.

“Per ogni nuovo arrivato – raccontano al settimo piano della Tv pubblica – c’è un dirigente pronto a far causa. L’ultimo ad uscire con accordo (e congrua buonuscita) è l’ex direttore di Raiuno, Mauro Mazza. Altri mirano al giudice del lavoro, altri ancora chiamano in causa la Corte dei conti.

Ma al di là delle strumentalizzazioni sono state rispettate le regole? E soprattutto, sono stati rispettati gli obblighi che prescrive la legge anticorruzione? In buona sostanza, la Rai ha fatto quello che racconta sul proprio sito nella sezione «acquisizione e progressione del personale»?

Ora, nella parte attinente l’anticorruzione (che i nuovi vertici hanno e condiviso anche con l’Anac di Cantone) a pagina 98 al capitolo 1, è scritto che «preventivamente all’avvio del processo di reclutamento di personale sul mercato» è «obbligo», (non facoltativo) «una ricognizione preliminare della disponibilità di risorse interne adeguate in termini qualitativi e quantitativi a ricoprire la posizione ricercata». Le ricognizioni interne, vanno «effettuate tramite lo strumento di “job posting”». Strumento, che (come segnale l’ufficio stampa Rai) in occasione del via libera al piano industriale, è stato sì attuato per i «4 giornalisti» che lavoreranno al fianco di Carlo Verdelli ma non per le altre posizioni apicali. O meglio, il «job posting» è stato utilizzato per il capo della redazione di Palermo, Bruxelles, Cosenza ed altre redazioni ma non per i i venti dirigenti assunti.

“Capitolo a parte, la direzione creativa: è vero che è andato un interno, Massimo Maritan ma a fare il vice è stato chiamato da Discovery Roberto Bagatti. Finora, insomma, nessuna selezione interna – a dispetto di quanto stabiliscono le leggi anticorruzione – sembrerebbe stata aperta per le direzioni di rete, le vice direzioni (Raidue Francesca Canetta, Raitre Alessandro Lostia), il capo dello staff (Guido Rossi) quello del marketing (Cinzia Squadrone), dei rapporti istituzionali (Giovanni Parapini).

“Al punto che i dirigenti Rai si chiedono: è possibile che addirittura per le vice direzioni di rete, per il digital, il brand, il marketing o il capo ufficio stampa non ci fossero figure interne? E per la sicurezza? Quest’ultimo è il caso più singolare. Sembra la solita barzelletta: c’è un francese, un italiano… Il primo assunto da CDO, Genseric Cantournet non aveva il nos (nulla osta sicurezza) e quindi è stato richiamato «in servizio» Alfondo D’alfonso: due capi per una poltrona”.

Non deve sfuggire, di questa ultima vicenda, la crudele ironia del nome del candidato francese, Genserico fu un capo barbaro autore del secondo sacco di Roma, quello dei Vandali nel 455 (per la cronologia, il primo fu quello di Alarico, nel 410, il terzo ma non ultimo, a opera di Odoacre, fu quello che poi determinò di lì a pochi anni la fine dell’Impero romano di occidente).

Un nome un simbolo, povera Rai.