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Referendum, Csm vieta prese di posizione. Berlusconi: regime

MILANO – Referendum sulla riforma costituzionale Boschi, dopo il caso Morosini interviene il vice presidente del Csm (il Consiglio superiore della magistratura) Giovanni Legnini: “Ai magistrati è vietato partecipare attivamente alle campagne politiche”. E Silvio Berlusconi: “Se il referendum passa è regime”.

Il caso della mobilitazione contro la riforma costituzionale voluta dal governo Renzi continua ad infiammare.

Dal teatro Manzoni di Milano, dove ha presentato la lista di Forza Italia per le elezioni comunali del 5 giugno, Berlusconi ha detto senza mezzi termini: “Se passa la riforma è regime. Oggi in Italia la democrazia è sospesa. Abbiamo diverse tappe importanti davanti: le amministrative, il referendum di ottobre e le nuove elezioni politiche che ci saranno qualora il referendum dovesse fallire”.

Secondo Berlusconi “le nuove elezioni che verranno subito dopo” ottobre, se la riforma costituzionale sarà bocciata “dagli italiani che aspirano alla libertà”. Il leader di Forza Italia si è poi alzato in piedi quando Mariastella Gelmini ha detto: “Chi va al mare e non ha problemi economici vota Sala. Gli altri daranno l’avviso di sfratto a Renzi”.

Nelle stesse ore il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, parlando all’Intervista di Maria Latella, sulla partecipazione di magistrati alla campagna sul referendum costituzionale, ha detto che un magistrato non può partecipare attivamente alle campagne politiche, su questo “c’è un divieto”.

“Esiste il diritto del magistrato a esprimere un’opinione su referendum o riforme, ma c’è un divieto a partecipare alle campagne politiche, ha detto Legnini. Il referendum costituzionale, secondo il procuratore Spataro, non è competizione politica, ma ha a che fare con la Costituzione. Io su questo sarei più cauto. I partiti hanno approvato quella riforma, e le correnti della magistratura potrebbero trovarsi al fianco dei partiti nella competizione elettorale”.

Così Legnini ha risposto indirettamente a Magistratura democratica, la corrente del consigliere del Csm Piergiorgio Morosini, che in una nota aveva scritto: “Rivendichiamo il pieno diritto come magistrati associati, di intervenire nel dibattito pubblico tutte le volte in cui sono in gioco principi fondamentali, senza che ciò inquini in alcun modo la nostra indipendenza, l’autonomia e la terzietà nell’esercizio della giurisdizione. È ovvio che ciò vale per noi, come per i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura”.

Anche il procuratore di Torino, Armando Spataro, dalle colonne di Repubblica ha detto di aver aderito al Comitato promotore per il no al referendum confermativo della riforma costituzionale, dicendo di averlo fatto anche nel 2006, quando

“ho girato l’Italia in ogni possibile weekend, parlando di fronte a ogni tipo di uditorio. Sembra he sia quasi illegale che i magistrati possano “schierarsi” in un referendum di natura costituzionale. Tradirebbero, si dice, la loro terzietà. Ma non ha nulla a che vedere con la contesa partitica-politica alla quale, certo, i magistrati devono rimanere estranei, come prevede anche il nostro codice deontologico. Qui si tratta, invece, di un diritto costituzionale di cui anche il magistrato è titolare e che viene oggi contestato”.