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Referendum, D’Alema: “Per il Sì c’è un blocco minaccioso”. Mattarella lo bacchetta

ROMA  – A favore del Sì è schierato “un blocco politico minaccioso, sostenuto dai poteri forti”. Così Massimo D’Alema torna all’attacco sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Lo fa intervenendo ad un convegno delle fondazioni Magna Carta e Italianieuropei su una possibile riforma alternativa a quella del ddl Boschi.  E il Capo dello Stato, Sergio Mattarella lo bacchetta: “Rispetto prima e dopo il voto”

D’Alema parla di “un clima di paura e intimidatorio”. Proprio quando il premier Matteo Renzi è impegnato in un duro botta e risposta con le opposizioni nell’Aula di Montecitorio. Mentre dalla minoranza Pd arriva un velato segnale distensivo con l’ingresso di Gianni Cuperlo nella Commissione per la modifica dell’Italicum.

Renzi era intervenuto alla Camera per parlare del Consiglio europeo della prossima settimana, ma inevitabilmente lo scontro tra premier e opposizione è scivolato sul referendum. Con Renato Brunetta che accusa il premier di fare “carne di porco della democrazia“. Non sono mancati anche attacchi da parte di Lega e Movimento 5 Stelle. Renzi è sbottato: “Ho sentito parlare di dittatura 2.0, ma le parole sono importanti e siccome in quest’aula 90 fa anni qualcuno mise fine alla democrazia e altri hanno pagato con la vita, dico che potete pensarla come vi pare sul referendum, potete votare sì o no, ma questa è una democrazia e metterla in discussione significa insultare l’Italia e non ve lo permettiamo”.

Nel pomeriggio D’Alema torna a gettare benzina sul fuoco: “Per il Sì c’è uno schieramento abbastanza vasto, minaccioso, che lancia insulti che non dovrebbero appartenere al confronto cui siamo chiamati, alimentando un clima di paura e intimidazione da far sentire in colpa chi è per il No come se portasse il Paese verso il baratro”, ha detto nel corso del suo intervento.

D’Alema in tandem con Gaetano Quagliariello, lancia una proposta: bocciare al referendum la riforma costituzionale approvata dal Parlamento lo scorso aprile, per “aprire subito dopo una nuova stagione di riforme” con l’approvazione del taglio del numero dei parlamentari, lasciando però l’attuale bicameralismo perfetto. Secondo Quagliariello “è stata tradita l’idea iniziale di questa legislatura, quella di fissare regole comuni e dividersi sui principi e sulle soluzioni dei problemi del Paese. Oggi il Paese è diviso sulle regole e i principi e le soluzioni sono stati cacciati dalla porta”.

La ricetta è quindi quella di votare No al referendum del 4 dicembre e aprire una nuova fase di riforme, che diverrà necessaria perché dovrà essere cambiato anche l’Italicum: “Se la riforma sarà bocciata – ha detto Quagliariello – ciò non significa che si interrompe il processo riformatore”. Anzi, nei mesi restanti potrà essere approvata una riforma che taglia il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200.

D’Alema ha ribadito le proprie critiche alla riforma, che è “sbagliata, non utile, non risolve i problemi ma li aggrava”. “L’auspicabile vittoria del No non porterebbe alla catastrofe – ha proseguito – e inoltre obbligherebbe alla revisione della legge elettorale; la vittoria del No sarebbe una garanzia assai maggiore rispetto agli impegni presi” da Renzi a modificare l’Italicum dopo il referendum. Anche per D’Alema “la vittoria del No non fermerebbe il processo costituente”, come dimostra il fatto che dal ’48 ad oggi la Carta è stata riformata 35 volte.

“La cosa più negativa – ha detto l’ex premier – sono stati quei tentativi nei quali si è pensato di imporre delle riforme in una logica di maggioranza” perché “così si apre la strada, quando ci saranno altre maggioranze, allo stravolgimento della Costituzione”. Insomma, solo “la vittoria del No aprirebbe una fase con vero spirito costituente”. D’Alema ha concluso rivolgendo un appello a tutti i parlamentari a firmare la proposta di legge di Quagliariello per il taglio dei deputati, a partire da quelli del Pd, che “non potrebbe sottrarsi”.

Eppure, proprio oggi era arrivato un primo segnale di distensione da parte della minoranza Pd con l’indicazione del nome che farà parte della Commissione Pd deputata alla modifica dell’Italicum. Sarà Gianni Cuperlo – uno tra i più dialoganti della minoranza – a rappresentare la sinistra Dem. La modifica della legge elettorale è chiesta dalla minoranza che critica l’assetto istituzionale che uscirebbe dall’insieme tra l’Italicum e la riforma costituzionale per la quale si voterà al referendum del 4 dicembre.

“Ho detto che era giusto starci, andare a vedere le carte. Poi sarà consentito mantenere un po’ di cautela e anche un po’ di scetticismo”, ha risposto l’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a chi alla Camera lo interpella sulla scelta della minoranza di entrare nella commissione Dem.

Quello della commissione Pd sull’Italicum “è un tentativo serio: con questo spirito partecipiamo”, dice d’altra parte Cuperlo. “Decideremo passo passo – aggiunge – quello che faremo ma mi pare che lo spirito sia giusto”.