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Referendum perso non ci stanno: voto non vale, in Tribunale!

ROMA – Referendum perso, ma i promotori non ci stanno. Hanno chiesto il voto popolare ma la risposta dell’elettorato, quando è arrivata, non è piaciuta. Quindi secondo i referendari il voto contrario al referendum di fatto non vale. E se 37 milioni di elettori, gli astenuti più i No al blocca trivelle, hanno deciso e voluto lasciare le trivelle come stanno, i comitati referendari sconfitti nelle urne faranno ricorso. Dalla volontà popolare al Tribunale, dal popolo sovrano al codicillo. Si sapeva che in Italia spesso non venivano di fatto rispettati gli esiti vittoriosi dei referendum. Da oggi è ufficiale che non si rispettano neanche gli esiti negativi dei referendum. Più che legittima la domanda: visto che al voto popolare non ci sta mia nessuno, che votiamo a fare nei referendum?

Enzo Di Salvatore, costituzionalista e estensore dei quesiti referendari,  al quotidiano Repubblica ha spiegato che le concessioni sono scadute da tempo e i petrolieri ne approfittano in assenza di una proroga che è illegittima e ora chiede l’intervento del Mise:

“La norma prevede che siano prorogati i titoli vigenti, non quelli scaduti. Il Mise non si è mai pronunciato a riguardo, di conseguenza le aziende petrolifere stanno continuando ad estrarre senza autorizzazione”.

Dopo il fallimento del referendum per il mancato raggiungimento del quorum, la partita dunque non è chiusa. Oltre al ricorso al Mise, il Comitato per il sì ne ha pronto un altro in sede europea per la violazione, da parte dell’Italia, delle norme che disciplinano l’estrazione degli idrocarburi (direttiva 94/22/CE). Di Salvatore ha reso noto, infatti, che l’europarlamentare Barbara Spinelli(gruppo Gue/Ngl) ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea chiedendo se non ritenga di aprire una procedura di infrazione per violazione delle regole sulla concorrenza in merito alla estensione delle concessioni.

Nel corso dell’incontro con i giornalisti, il Comitato ha spiegato le sue ragioni. Grazie al referendum sulle trivelle “ci sono state modifiche alla normativa proposte dal governo e approvate dal Parlamento. Questa non è demagogia. Petroceltic e Shell hanno rinunciato. I permessi di ricerca sono stati bloccati. Se questo è avvenuto penso sia una vittoria”, ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale lucano Piero Lacorazza. Mentre per Francesco Borrelli, delegato della Regione Campania, è comunque un successo aver riportato al centro del dibattito le tematiche energetiche: “Non si è raggiunto il quorum – ha spiegato – ma comunque è stato tracciato il solco che porterà l’Italia sempre più verso le rinnovabili e sempre più lontano dal petrolio. Da questa vicenda nascerà un dialogo più forte con il governo”.