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Referendum rinvio: due italiani su tre contrari. Ma Berlusconi…

ROMA – Referendum rinvio: due italiani su tre contrari. Ma Berlusconi… Secondo un sondaggio Ixè, andato in onda oggi ad Agorà (Raitre), il 64% degli italiani non vorrebbe spostare la data del referendum costituzionale a causa del terremoto. Il 34%, invece, sarebbe favorevole allo slittamento del voto. Se questo è l’umore degli italiani, il balletto politico-mediatico sul rinvio, dopo la sortita del ministro Alfano, si alimenta soprattutto di retroscena e congetture.

Mattarella: “Mai proposto rinvio”. Al punto che – segnala La Repubblica – lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe espresso stupore e sorpresa per essere stato “ingiustificatamente” coinvolto in consultazioni informali per modificare la data del referendum. Come si dice in questi casi, non avrebbe affatto gradito di esser tirato per la giacca.

Si è trattato, peraltro, di un tentativo inutile. Per un semplice motivo: “Il presidente non ha mai pensato e nessuno gli ha mai parlato” dell’ipotesi di far slittare la consultazione referendaria. Non solo. L’idea di spostare la data del voto non ha mai varcato il portone del Quirinale. Il confronto non ha superato i confini dei partiti e dei giornali. Senza alcun tipo di profilo formale e istituzionale. (Claudio Tito, La Repubblica)

La “proposta indecente” di Berlusconi a Renzi. Secondo il cronista politico de La Stampa, Ugo Magri, a Renzi sarebbe pervenuta la proposta, giudicata “indecente” nell’entourage renziano, di sospendere le ostilità, rinviare il voto, concentrarsi sull’emergenza terremoto e soprattutto modificare la legge elettorale ed emendare la riforma.

Dei veri statisti (questo il messaggio recapitato a Palazzo Chigi) stopperebbero il referendum, darebbero ai terremotati i 300 milioni risparmiati grazie al rinvio del voto, si metterebbero tutti insieme intorno a un tavolo, rifarebbero da cima a fondo l’«Italicum» cancellando il ballottaggio, e aggiusterebbero la stessa riforma costituzionale che rappresenta il motivo dello scandalo. Per questo a Renzi è stato chiesto di impegnarsi solennemente, con una dichiarazione pubblica, a emendare la riforma su almeno tre punti precisi: elezione diretta dei futuri senatori, maggiori poteri alle Regioni, quorum più alto per eleggere il capo dello Stato e le alte magistrature. Temi condivisi con grillini e sinistra Pd. A quel punto verrebbe meno un motivo essenziale di scontro e sarebbe logico fermare le lancette dell’orologio, posticipando il voto. (Ugo Magri, La Stampa)