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Renzi: “Accordo Ue su banche a portata di mano”. E su Referendum…

MILANO – Un accordo con la Ue sulle banche “è assolutamente a portata di mano”. Parola di Matteo Renzi che intervistato da Beppe Severgnini in diretta streaming su Corriere.it, giudica più vicina un’intesa europea dopo l’Ecofin di lunedì 11 luglio. “La sintesi dell’Economist – ha detto il premier – è che il problema sono le banche ma io penso che in Ue il problema non è la banca italiana. E’ un tema da affrontare, risolvere, ci sono tutte le condizioni per farlo ma la questione del credito riguarda molti istituti o più correttamente l’approccio da seguire su alcuni temi”.

Poi lancia una stoccata alla cancelliera Angela Merkel: “Sono più preoccupato per i derivati delle banche di altri paesi che non per i npl delle banche italiane”, facendo riferimento al caso della tedesca Deutsche Bank. E ancora: “Forse bisognava fare un intervento sulle banche alcuni anni fa – incalza – come fece Merkel che ha messo 247 miliardi nelle banche tedesche, pensando che fosse una buona occasione per il sistema economico del suo paese”. In ogni caso Renzi si sente di tranquillizzare il pubblico: “Vogliamo che i risparmiatori e i correntisti italiani siano al sicuro”.

L’intervista poi vira sugli altri temi dell’agenda di governo: “Ragionevolmente il referendum costituzionale si svolgerà a ottobre”, se invece “escludiamo il 30 ottobre perché c’è il ponte, a naso si potrebbe fare il 6 novembre”, ha continuato Renzi. “Sono trent’anni che si dice che dobbiamo fare le riforme per superare il bicameralismo paritario, unici in Europa. Abbiamo un sistema in cui per evitare i problemi il governo è costretto a mettere la fiducia e utilizzare la decretazione d’urgenza. Questa riforma supera questi problemi”, ha spiegato il premier.

Renzi è convinto di intercettare l’elettorato grillino: “Per me un elettore del M5S che può scegliere tra il Parlamento più costoso e uno più efficiente e che cosa meno, la mia opinione è che voterà per ridurre le poltrone. Un parlamentare 5 Stelle che teme che gli portino via poltrona probabilmente voterà No”. La stessa cosa per la Lega.

Quanto all’idea di uno spacchettamento dei quesiti, ipotesi ventilata in questi giorni, Renzi lo esclude: “A mio avviso lo spacchettamento non sta in piedi, nel senso che capisco che semplificherebbe la comprensione se la domanda fosse secca ma è in ballo la Costituzione e la Costituzione ha delle regole e la maggioranza dei giuristi dice che non è possibile spacchettare e fare il referendum à la carte”. Su cosa farà in caso di vittoria del No al referendum, “l’ho già detto: non apro più bocca sul mio futuro, su cosa farò da grande”, ha tagliato corto.

Infine, in merito a eventuali modifiche all’Italicum, il premier alza le mani: “Per me la legge elettorale c’è. Quando siamo arrivati non c’era e noi abbiamo fatto una legge con cui chi arriva primo vince. A mio giudizio è un fatto positivo. Se il parlamento è in condizioni di farne un’altra si accomodino, ma quando siamo arrivati non c’era legge elettorale”. “Siam partiti da qui – ha aggiunto – da una legge che il suo ideatore definì porcellum. Oggi c’è un sistema che funziona. Alcuni preoccupati dicono: possono vincere gli altri. Sì, si chiama democrazia”.