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Renzi: Alla Ue diamo 20 miliardi, ne prendiamo 12. Ora inizino un po’ a sganciare

ROMA – L’Italia versa nelle casse europee 20 miliardi e ne riceve in cambio 12. L’Italia non riceve aiuto dall’Europa per gestire la crisi dei migranti. E’ ora che l’Unione si dimostri tale e inizi a fare il suo. E’ ora, insomma, che l’Europa inizi a sganciare un po’ di soldi in direzione di Roma. Questo il pensiero espresso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi in una lunga intervista a Radio 24. Nel colloquio Renzi affronta tutti i temi che occupano l’agenda del governo, dalla questione manovra e deficit, fino al terremoto passando per l’ipotetico, ma da lui escluso, slittamento della data del Referendum Costituzionale.

Sulla manovra e sul deficit contestato da Bruxelles, quel 2,3% oggetto della discordia, Renzi replica con altri numeri:

“Noi siamo al 2,3% di rapporto tra deficit e Pil, la Francia è sopra il 3% e non rispetta neanche Maastricht. L’Europa oltre a che a dire, inizi anche un po’ a dare all’Italia, visto che ogni anno mettiamo 20 miliardi e ne riceviamo 12″ e non riceviamo sostegno degli altri Paesi sull’immigrazione.

Il premier risponde, ripetendo le stesse cifre,  anche al capo del Governo ungherese Viktor Orban e la sua è una replica destinata a innescare una nuova polemica. In sostanza Renzi accusa l’Ungheria e tutti i paesi dell’Est di “prendere soltanto” e minaccia di mettere il veto sul bilancio Ue se non ci saranno più oneri e onori per tutti:

 “Quando c’è stato Monti – spiega il premier –  l’Italia ha chiuso un bilancio europeo in cui diamo 20 miliardi e ne ricaviamo 12. In questo meccanismo Orban va a nozze. I Paesi dell’Est recuperano dalle tasse italiane ciò che servono per il loro Paese. Ma questi Paesi che non possono pensare di prendere soltanto”.

Quindi il terremoto. Renzi in primo luogo esclude possibili aumenti di tasse: “Sono finiti i tempi in cui il giorno dopo il terremoto si annunciava un aumento della benzina e delle sigarette e il presidente del Consiglio andava sul luogo del terremoto tre mesi dopo. Io sono andato il giorno dopo e non aumento le tasse: nel tempo in cui faccio il presidente del Consiglio io non si aumentano le tasse”. Meno categorica invece la posizione su un possibile ritocco del deficit. “Oggi non serve” è la sua posizione. Domani chissà.

“Le risorse” per il terremoto “sono già stanziate nel piano pluriennale di legge di bilancio. Già sul 2017 c’è uno spazio di 3 miliardi, diventano 5 o 6 nel 2018. Non c’è uno stanziamento puntuale perché ancora non si sa quanto servirà. Ci sono spazi di azione. Poi se ci sarà bisogno di ulteriori spazi di deficit, metteremo i denari necessari. Al momento non ve n’è la necessità. Il deficit è al livello più basso da dieci anni. Per il Parlamento è fissato al 2,4%, nella nostra bozza al 2,3%”.

Sul referendum costituzionale la posizione di Renzi è netta. “L’ipotesi dello spostamento non esiste, punto. E del resto Alfano mi sembra che l’abbia messa” in tono “dubitativo”. Tutto il resto, per il premier, è “dibattito surreale”. “Pur di non parlare del referendum una volta la settimana c’è un argomento a piacere su cui si discute. Di rinvio ha parlato non soltanto il ministro. E’ legittimo che Alfano abbia dato una disponibilità alle opposizioni. Ma abbiamo detto che l’argomento non è in discussione, si vota il 4 dicembre, evitiamo di incrociare referendum e terremoto: non hanno niente a che vedere”, conclude Renzi.