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Renzi contro le Regioni: meno poteri e meno stipendi

ROMA – Renzi contro le Regioni: meno poteri e meno stipendi. Si può leggere lo scontro (vinto nel referendum) sulle trivellazioni in mare anche come l’inizio di un più ampio conflitto istituzionale fra poteri, Stato contro Regioni, centro contro periferia. Il referendum è stata la prima battaglia (dopo che il Governo ha avocato a sé alcuni poteri appannaggio delle Regioni), le dichiarazioni polemiche contro i governatori (che avevano promosso il referendum) l’annuncio della campagna di ottobre quando si celebrerà il referendum delle riforme costituzionali che prevedono un ridimensionamento dei poteri regionali.

Il referendum sulle riforme “non riguarda il governo, riguarda una cosa molto semplice: volete cambiare la Costituzione e rendere più semplice il sistema politico, riducendo il numero dei politici, cambiando il ruolo del Senato, eliminando troppi poteri alle Regioni, abbassando gli stipendi dei consiglieri regionali? Questo prescrive la nuova Costituzione”, ha spiegato il presidente del Consiglio al Tg1.

Sulle trivelle, Renzi si concede una stoccata ai presidenti di Regione: “Io sono convinto che la consultazione sia finita. Il popolo italiano ha parlato. Leggo che chi ha perso spiega che ha vinto” ma adesso è ora “di impegnarsi a tenere il mare pulito, magari occupandoci dei depuratori, cosa che dovrebbero fare le Regioni”. Una stoccata polemica ma non estemporanea, segnala Paolo Baroni de La Stampa. Per ridimensionare il peso delle Regioni, appunto, con una doppia manovra: la riforma costituzionale, prima, e l’accorpamento delle Regioni proposto dall’Anci (i Comuni) subito dopo.

Ambiente, sanità, trasporti: non è un caso se il premier ha scelto questi argomenti. Si tratta delle criticità più evidenti nella gestione di tante Regioni italiane. Sono le attività che costano di più e che spesso generano più insoddisfazione nei cittadini e maggiori sprechi. Gli stessi comparti che di qui all’autunno, quando la riforma costituzionale dovrebbe entrare in vigore, passeranno sotto lo Stato.

Riscrivendo l’articolo 117 della Costituzione la riforma Boschi riporta infatti una ventina di materie sotto la competenza esclusiva del governo centrale. Tra queste: l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, i trasporti, produzione e distribuzione di energia (compresi elettrodotti, gasdotti e rigassificatori). In pratica tutti quei «colli di bottiglia» che fino ad ora hanno frenato il nostro sviluppo. (Paolo Baroni, La Stampa)