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Renzi gela Zaia: “Veneto più autonomo? Non esiste”

VENEZIA – No di Matteo Renzi ad un Veneto più autonomo. Nel suo intervento sui social network #Matteorisponde il presidente del Consiglio ha chiuso le porte alle richieste del governatore Luca Zaia. 

“Non esiste la secessione”, ha detto chiaramente il premier. E non esiste nemmeno “l’ipotesi di dare ulteriori forme di autonomia” al Veneto.

Alla domanda: “Cosa ne pensa dell’idea del presidente Zaia di rendere il Veneto regione autonoma?” Renzi, con le maniche di camicia arrotolate, ha allargato le braccia e ha liquidato la faccenda:

“Io credo che le Regioni autonome, com’è ovvio, hanno una loro motivazione legata alla storia. Possiamo discutere di una maggiore attenzione e interventi ma non esiste né l’ipotesi di secessione né di ulteriori forme di autonomia a qualcuno piuttosto che ad altri. O a tutti o a nessuno”.

Immediata, spiega Alda Vanzan sul Gazzettino, è arrivata la replica di Zaia:

“Abbiamo il massimo rispetto delle opinioni del presidente del Consiglio, ma purtroppo per lui restano opinioni. Noi celebreremo il referendum sull’autonomia ammesso dalla Corte Costituzionale (e non dal circolo della briscola) che ha dato ragione al Veneto e non al Governo che aveva impugnato la legge. Continuare a vedere la Costituzione mummificata, a uso e consumo dei palazzi romani, non è esattamente una visione social. Tutto è in evoluzione, la storia lo dimostra. Renzi è sempre più analogico e sempre meno digitale”.

Dunque, sottolinea Alda Vanzan,

lo scontro sull’asse Roma-Venezia si infiamma, con il Governo che non intende saperne di un “Veneto autonomo” e il presidente della Regione deciso a celebrare comunque il referendum con il quesito ammesso dalla Consulta e pronto a reperire altri 12 milioni di euro oltre ai 2 già stanziati a bilancio per chiamare alle urne i cittadini. Ma il Pd veneto che con Rubinato, Zoggia, pure De Menech e Puppato si era a detto a favore della possibilità di concedere alcune forme di autonomia al Veneto, che dice dell’odierno “niet” renziano? E che dice il ministero per gli Affari regionali retto da Enrico Costa e dal sottosegretario Gianclaudio Bressa che da settimane sta interloquendo con il Veneto per decidere il quesito del referendum e quindi le materie su cui trattare? Adesso che ha parlato il capo, si fa retromarcia? «Io credo che occorra distinguere tra le battute e i ragionamenti tecnici e legislativi», dice Roger De Menech, deputato e segretario del Pd veneto. «Non ho seguito il “Matteo Risponde” – premette De Menech – perché a Trento per la vicenda dei fondi per le aree di confine, ma se la domanda era “Veneto autonomo?”, è chiaro che il premier dice no. Altra cosa, invece, è una trattativa seria – e non pretestuosa come invece fa Zaia – sull’articolo 116 della Costituzione, sia quello attuale sia quello della riforma Boschi, che prevede forme particolari di autonomia. Chi polemizza per una battuta fa solo il gioco della strumentalizzazione».


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