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Renzi: “Io sono fradicio e puzzo anche” VIDEO

FIRENZE – “Io so’ fradicio. So’ fradicio e puzzo anche probabilmente”: alla fine dell’intervista fiume a Gianni Riotta sul palco della Festa dell’Unità di Firenze, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si prende in giro. “Io so’ fradicio”, dice ad un certo punto, mentre Riotta gli chiede di pazientare per un’ultima domanda. Visto che però nel frattempo qualcuno dal pubblico applaude, Renzi replica: “Ho detto so fradicio e tu m’applaudi. E puzzo anche probabilmente”.

 

Il siparietto è andato in scena durante una serata densa di attacchi, da parte del premier, al fronte del No al referendum istituzionale di autunno. “Porte aperte al dialogo, io rispetto chi vota no. Ma chi dice che se vince il sì l’Italia diventa fascista si deve vergognare”, ha detto il premier, rivolto a quel pezzo di sinistra che gli chiede di ascoltare le ragioni del No al referendum.

Nel giorno in cui la Cgil indica ai suoi iscritti di bocciare la riforma costituzionale, il presidente del Consiglio interviene alle Feste dell’Unità di Reggio Emilia e Firenze. E rivendica l’aver schierato il Pd in forze nella battaglia per il Sì: “Un partito deve indicare una direzione e dire che l’Italia deve cambiare”.

A segnare il dibattito è ancora il confronto-scontro con Massimo D’Alema. L’ex premier prosegue la campagna per bocciare una “riforma confusa che riduce la partecipazione”. E chiede al leader Dem di fissare la data del referendum perché “non si può votare sotto la neve”. Ma Renzi ribatte a muso duro: “Lui e Berlusconi si amano, rispettiamoli”, scherza. Poi, serio: “Ce l’ha con me perché non l’ho nominato Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea. Fa battaglia politica per un risentimento personale”, accusa. Parole alle quali – polemicamente – l’ex premier da Milano non contro-replica ( alle sciocchezze non rispondo, afferma).

Da Firenze Renzi ribadisce la sua linea: “Nel referendum non è in ballo il governo o una carriera personale, ma la credibilità del Paese”. E, spiega agli emiliani, “siamo molto convinti che quando sarà chiaro l’argomento del referendum, saranno in tanti a votare sì. Manderemo e-mail per spiegare che è una cosa semplice: un po’ meno politici, un po’ più politica”.

Poi non resiste alla battuta: “A Di Maio mandiamo la posta certificata così siamo sicuri che la legge…”, dice riferendosi alla email di Paola Taverna sull’indagine a carico dell’asra Paola Muraro che Luigi Di Maio dice di aver letto male.

Proprio la bufera che ha travolto il M5s a Roma potrebbe trasformarsi in un inatteso ‘assist’ anche al fronte del Sì. Perché ad esempio aiuta Renzi a convincere gli italiani che “noi siamo il Pd, non siamo quelli che vivono in una realtà parallela: c’è chi la trasparenza la scrive sulle e-mail, che poi non legge, e chi, come noi, la scrive in Costituzione”, afferma il premier. Sono i senatori M5s e della Lega a votare No perché non vogliono perdere gli stipendi, ribadisce il premier: “I loro elettori voteranno sì”. Ma il fronte è aperto anche a sinistra. E Renzi non può ignorarlo.

 


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