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Renzi: “Pronto a cambiare Italicum, referendum più importante. Ma si vince coi voti di destra”

PERUGIA  –  “Sono pronto a cambiare l’Italicum, perché il referendum è più importante”: la nuova apertura di Matteo Renzi arriva da Perugia, dove il presidente del Consiglio è impegnato nella sua campagna referendaria in vista dell’appuntamento del 4 dicembre. 

E’ un “rischio”, il referendum costituzionale. Ma non si può che rischiare, per “cambiare il Paese”. E puntare a “essere maggioranza” nel Paese, andando a prendere “i voti della destra”. Renzi mette in gioco tutto. Anche la sua legge elettorale, l‘Italicum, che ritiene “perfetta”, ma dice, “sono pronto a cambiarla, perché il referendum è più importante”.

Non parla più di dimissioni in caso di sconfitta, il premier: “La mia carriera personale è meno importante del referendum”, ribadisce, provando ancora a ‘spersonalizzare’ (“Il dibattito è andato male per colpa mia”, riconosce). Ma gli avversari, a partire dal centrodestra, stanno mobilitando al voto contro di lui. “Il referendum è un momento decisivo nella vita del Paese – replica il premier – avrà conseguenze sia nella vittoria del Sì che nella vittoria del No. Ma questa battaglia va fatta con un sorriso. Ci diranno di tutto: che siamo schiavi delle lobby finanziarie, delle plutocrazie, che vogliamo ridurre gli spazi di democrazia… Noi riportiamo tutto al merito”.

Renzi si dice convinto che la “stragrande maggioranza” degli elettori del centrosinistra sia per il “Sì” e si dice perciò “ottimista”, in un’intervista alla Bbc, sull’esito del voto. Ma si vince o si perde, aggiunge, conquistando i voti di elettori del centrodestra. Chi afferma il contrario, sibila, “vuol restare minoranza ma per cambiare le cose bisogna essere maggioranza”.

Agli oppositori interni, il premier, non risparmia stilettate. “Il referendum non è il congresso del Pd”, dichiara. E a Massimo D’Alema riserva le parole più dure: “Ha come obiettivo distruggermi. E’ un esperto di lotta fratricida in casa. Citofonare Romano Prodi e Walter Veltroni per sapere di che stiamo parlando. Se si fosse impegnato a combattere il centrodestra quanto ha combattuto i suoi compagni di partito, questo Paese sarebbe diverso”, dichiara.

“Mi va bene trovare le ragioni che ci uniscono”, aggiunge però a testimoniare la sua disponibilità al dialogo anche con la minoranza del partito. Difende l’Italicum e il meccanismo del ballottaggio, ma pronuncia parole che, afferma, gli costano “fatica”: “Sono pronto a fare una discussione vera e anche a cambiare la legge elettorale perché è meno importante del referendum: se vince il no torneranno le bicamerali e non cambierà nulla per decenni”.

Ma la minoranza Dem è furibonda. Pierluigi Bersani avverte Renzi che sta andando “verso il burrone” e afferma che la nota positiva della vittoria del No è che così “salterebbe l’Italicum”. Sia lui che Gianni Cuperlo sottolineano che con il No il premier non si dovrebbe poi dimettere e il giorno dopo ci sarebbe lo stesso quadro di oggi. Ma è la frase sulla ricerca di voti di destra a far infuriare la sinistra Dem. Parole sbagliate, le definisce Cuperlo. “Io incontro tante persone di sinistra che vogliono votare No – avverte Roberto Speranza – Non vorrei che il giorno dopo il referendum, avendo puntato sugli elettori di destra, ci ritrovassimo tutti iscritti al partito della nazione”.

Intanto, dalla Cei arriva un appello al voto consapevole: “Questo referendum ha una valenza e un’importanza unica – dichiara il presidente Angelo Bagnasco – auspichiamo che le persone si informino e si impegnino personalmente”.