Blitz quotidiano
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Riforma costituzionale è legge: ora il referendum

ROMA – Riforma costituzionale, via libera definitivo alla Camera: il disegno di legge Boschi è stato approvato con 367 voti a favore e sette contrari. Con la sesta e ultima votazione il provvedimento potrà essere sottoposto a referendum popolare, dal momento che non si è raggiunta la maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna camera. La consultazione si terrà ad ottobre. Con l’approvazione del disegno di legge finisce di fatto il bicameralismo paritario su cui si basa la Costituzione italiana, dal momento che il Senato vedrà notevolmente ridotte le proprie funzioni.

Le opposizioni (Movimento 5 stelle, Lega, Forza Italia e Sinistra Italiana) non hanno partecipato al voto, ma sono uscite dall’aula dopo le dichiarazioni di voto. Sono rimasti in aula solo la maggioranza che sostiene il governo e i verdiniani di Ala.

I COMMENTI –  “Una giornata storica per l’Italia, la politica dimostra di essere credibile e seria. Adesso noi chiederemo il referendum”. Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha aggiunto: “La politica ha dimostrato che riforma sé stessa e la democrazia vince”.

Renzi ha già dato indicazioni ai capigruppo Dem per promuovere la raccolta delle firme (serve un quinto dei deputati e un quinto dei senatori) per chiedere l’indizione di un referendum confermativo (senza quorum) per ottobre.

Anche le opposizioni hanno intenzione di muoversi. Dovranno scegliere se mobilitare un quinto dei deputati e dei senatori oppure provare a raccogliere 500mila firme. Sull’esito del referendum, ha ribadito Renzi parlando in aula, «questo governo si gioca tutto».

“Godiamoci il momento, è un risultato storico dopo trent’anni di lavoro. Siamo molto soddisfatti”, è stato il commento del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi dopo il voto della Camera sulla riforma costituzionale. E ha sottolineato che la maggioranza è stata “ampia”.

RIFORMA COSTITUZIONALE: CHE COSA PREVEDE – Stop al bicameralismo perfetto; un Senato con meno poteri legislativi e composto da 95 senatori eletti dai Consigli regionali ma con legittimazione popolare, che potrà proporre modifiche alle leggi approvate dalla Camera; nuovo Federalismo, con abolizione delle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni e alcune competenze strategiche riportate in capo allo Stato; Abolizione definitiva delle Province e del Cne. Sono questi i pilastri della riforma costituzionale approvata definitivamente dalla Camera che non tocca i poteri del governo ma modifica e completa quella del Titolo V del marzo del 2001, che ha introdotto il Federalismo.

  • Camera: sarà l’unica aula a votare la fiducia. I deputati restano 630 e verranno eletti a suffragio universale, come oggi.
  • Senato: continuerà a chiamarsi Senato della Repubblica, ma sarà composto da 95 membri eletti dai Consigli Regionali (21 sindaci e 74 consiglieri-senatori), più 5 nominati dal Capo dello Stato che resteranno in carica per 7 anni. Avrà competenza legislativa piena solo su riforme e leggi costituzionali. Per quanto riguarda le leggi ordinarie, potrà chiedere alla Camera di modificarle, ma Montecitorio non sarà tenuta a dar seguito alla richiesta. Se il Senato chiede alla Camera di modificare una legge che riguarda il rapporto tra Stato e Regioni, l’ assemblea di Montecitorio può respingere la richiesta solo a maggioranza assoluta.
  • Legittimazione popolare: saranno i cittadini, al momento di eleggere i Consigli Regionali a indicare quali consiglieri saranno anche senatori. I Consigli, una volta insediati, saranno tenuti a ratificare la scelta.
  • Senatori-consiglieri: i 95 senatori saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico. I Consigli Regionali eleggeranno con metodo proporzionale i senatori tra i propri componenti; uno per ciascuna Regione dovrà essere un sindaco.
  • Immunità: i nuovi senatori godranno delle stesse tutele dei deputati. Non potranno essere arrestati o sottoposti a intercettazione senza l’autorizzazione del Senato.
  • Federalismo: sono riportate in capo allo Stato alcune competenze come energia, infrastrutture strategiche e sistema nazionale di protezione civile. Inoltre, su proposta del governo, la Camera potrà approvare leggi anche nei campi di competenza delle Regioni, “quando lo richieda la tutela dell’unita’ giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.
  • Voto in data certa: i Regolamenti parlamentari dovranno indicare un tempo certo per il voto dei disegni di legge del governo; vengono introdotti limiti al governo sui contenuti dei decreti legge.
  • Presidente della Repubblica: lo eleggeranno i 630 deputati e i 100 senatori. Per i primi tre scrutini occorrono i due terzi dei componenti, poi dal quarto si scende ai tre quinti; dal settimo scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti (oggi il quorum è più basso, maggioranza assoluta degli aventi diritto dalla quarta votazione in poi).
  • Corte Costituzionale: dei 15 giudici costituzionali, tre saranno eletti dalla Camera e 2 dal Senato.
  • Referendum: introdotto un quorum minore per i referendum sui quali sono state raccolte 800.000 firme anziché 500.000: per renderlo valido basterà la metà degli elettori delle ultime elezioni politiche, anziché la metà degli iscritti alle liste elettorali.
  • Referendum propositivi: vengono introdotti con la riforma; una legge ordinaria ne stabilirà le modalità di attuazione.
  • Ddl di iniziativa popolare: salgono da 50.000 a 150.000 le firme necessarie per presentare un disegno di legge di iniziativa popolare. Però i regolamenti della Camera dovranno indicare tempi precisi di esame, clausola che oggi non esiste.
  • Legge elettorale: introdotto il ricorso preventivo sulle leggi elettorali alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera. Tra le norme transitorie c’è anche la possibilità di ricorso preventivo già in questa legislatura. Anche l’Italicum potrebbe finire dunque all’esame della Corte.
  • Province: vengono cancellate dalla Costituzione, atto necessario per abrogarle definitivamente.
  • Cnel: abrogato il Consiglio Nazionale Economia e Lavoro, organo costituzionale secondo la Carta del 1948.