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Roma, Atac verso fallimento morbido: Cda sceglie concordato preventivo

Roma, Atac verso fallimento morbido: Cda sceglie concordato preventivo

Roma, Atac verso fallimento morbido: Cda sceglie concordato preventivo

ROMA – Fallimento morbido per Atac: per tentare di rilanciare la municipalizzata dei trasporti di Roma gravata da circa 1,3 miliardi di debiti, il Cda guidato da Paolo Simoni ha deciso per il concordato preventivo, un accordo con i creditori sotto l’egida del tribunale. Di questa scelta, non priva di insidie, si parla da tempo in Campidoglio ma il M5S la ufficializza rivendicando il “coraggio” nell’azione di risanamento.

“Atac deve rimanere pubblica – ha insistito Virginia Raggi – Finalmente, inizia una nuova vita. Si avvia un percorso di rinnovamento totale dell’azienda di trasporti di Roma con un obiettivo chiaro: migliorare le linee, rinnovare i mezzi, ridurre i tempi d’attesa”. Ma i sindacati, che temono gli effetti del concordato preventivo sulle tasche dei lavoratori, sono già sul piede di guerra e annunciano per giovedì prossimo, 7 settembre, un presidio in piazza del Campidoglio in concomitanza con il consiglio straordinario su Atac.

Per i romani si prospetta dunque un autunno caldo sul fronte dei trasporti. Un gruppo di sindacati di base ha già proclamato uno sciopero di 4 ore per martedì 12 settembre tuonando contro il rischio per “livelli occupazionali, diritti salariali e normativi dei lavoratori”. La Cgil ha annunciato che con Cisl e Uil è stata “avviata la procedura” per un altro sciopero: “In queste condizioni consideriamo il concordato un salto nel vuoto che metterebbe a rischio l’azienda e gli stipendi dei lavori”, tuona dalla Filt Cgil Eugenio Stanziale.

L’assessore capitolina alla mobilità Linda Meleo, intanto, ha convocato i sindacati per il 6 settembre, rivendicando, l’avvio di una “rivoluzione”. Raggi, da parte sua, rassicura e rilancia: “Chiediamo ai dipendenti e ai cittadini di seguirci in questo percorso di rinascita. Mettiamo in opera uno strumento per trasformare radicalmente l’azienda che mira a tutelare i livelli occupazionali. I lavoratori onesti non hanno nulla da temere”.

In casa 5 Stelle lo strumento del concordato preventivo è stato già sperimentato a Livorno per rimettere in piedi l’Aamps, la municipalizzata che si occupa della gestione dei rifiuti. Ora a gestire la partita romana, nella parte dei conti, ci sarà anche l’ex assessore al Bilancio livornese Gianni Lemmetti, passato nella giunta Raggi al posto di Mazzillo. Quest’ultimo non era d’accordo con la strada del concordato, che a suo dire avrebbe messo a rischio i circa 400 milioni di crediti del Comune verso Atac portandosi dietro il possibile commissariamento per l’ente.

Per i Radicali, l’unica alternativa resta “il nostro referendum per la messa a gara del servizio”. Mentre il Pd tuona contro “la strategia Casaleggio” dei “libri in tribunale”, Stefano Fassina (SI) si chiede “cosa succederà se, come previsto dalla legge, una parte dei creditori chiederà il fallimento di Atac”.

Lo spettro del fallimento era stato già paventato dai sindacati e da notizie di stampa, anche se all’Atac “non risulta sia stato effettuato alcun deposito di istanze fallimentari nei confronti della società”. Nel marasma di voci e commenti si fa avanti pure Massimo Ferrero che propone: “L’Atac è la mia vita, datela a me”.

I 5 Stelle, però, guardano avanti chiudendo con decisione la porta ai privati, con cui “vige la legge del profitto a discapito di quella della solidarietà e del servizio”. Dopo il primo passo di oggi in Cda, sul concordato ci sarà a breve una delibera di giunta che dovrà poi essere approvata in Consiglio Comunale. Ancora una volta banco di prova della tenuta della maggioranza 5 stelle, poi si potrà dare il via all’iter e portare le carte ai giudici del tribunale fallimentare. Questo darà dai 60 ai 120 giorni per presentare la proposta di concordato e il piano di rilancio aziendale da valutare. Nel frattempo tutti i creditori resteranno in fila, in ordine di priorità, con le mani legate.

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