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M5S, base ferita dal caso Raggi. Pizzarotti: “Direttorio si dimetta”

ROMA – Un passo indietro. E’ quello che il M5S potrebbe chiedere a Paola Muraro, ass. all’ambiente a Roma che per un mese e mezzo ha taciuto di un’indagine a suo carico. E la base è sempre più scontenta: il caso Roma, Virginia Raggi, “affossa il Movimento”, è l’accusa che si legge di più. Un passo indietro alla Muraro è quello che potrebbe chiedere una parte dei 5 Stelle, mai come ora divisi in correnti e fazioni difficili da ricostruire, come si legge tra le righe di Emanuele Buzzi che sul Corriere della Sera scrive:

I Cinque Stelle corrono ai ripari e dopo una giornata frenetica, fatta di continui contatti telefonici fin dalla mattina tra gli esponenti del direttorio, Beppe Grillo e Davide Casaleggio, cercano una soluzione. All’orizzonte appare molto probabile un invito a Muraro a fare un passo indietro. Possibile, in seconda battuta, che la sindaca revochi le deleghe all’asra. Nel Movimento, però, si discute anche sull’opportunità politica di una richiesta lampo dopo oltre un mese di silenzi. E la stessa Raggi — in tensione con il direttorio secondo i rumors che si registrano tra i suoi fedelissimi — sarebbe comunque poco propensa a cambiare rotta improvvisamente. Di sicuro i pentastellati stanno cercando di organizzare un summit che coinvolga tutti i vertici al gran completo, un incontro che potrebbe tenersi già nelle prossime ore, forse anche con una conference call.

A Roma, dell’indagine su Muraro, sapeva Raggi e forse qualcuno dei suoi collaboratori. I membri del direttorio, da Di Maio a Di Battista passando per Ruocco e Taverna, dicono di non esserne stati informati. Beppe Grillo e Davide Casaleggio sono ancora più preoccupati. Obiettivo: uscire da una situazione più che mai spinosa rimanendo il Movimento che scandisce lo slogan “onestà, onestà”.

La base protesta sul blog di Grillo. Fabrizio D., da Roma: “Stiamo dando un ignobile esempio di malapolitica e di manifesta incapacità, tra dimissioni, indagati, bugie e menzogne, raccomandazioni degne della peggior politica che nulla hanno a che vedere con lo spirito e le linee guida del Movimento”. Igor Fabbri annuncia: “Dopo la schizofrenica gestione della città di Roma, non voterò mai più il Movimento Cinque Stelle”. Demetrio R., da Firenze: “Mi spiace tanto dirlo ma la vicenda di Roma sta imndo tutto il M5S. Che si può fare? Per me – suggerisce – prima di tutto fuori la Muraro e poi scuse della Raggi alla Roma per bene. Solo allora sarei disposto ad una seconda possibiltà alla Raggi”.

Federico Pizzarotti chiede dimissioni Direttorio M5S, quello che lo ha di fatto espulso da M5S per un avviso di garanzia per le nomine al teatro cittadino. Pizzarotti vede quindi e denuncia due pesi e due misure: “Il Direttorio dovrebbe oggi rassegnare in blocco le proprie dimissioni per non aver saputo gestire il Movimento, e si dovrebbe finalmente tornare a parlare di partecipazione e di condivisione degli indirizzi politici”, dopo “la nuova tegola caduta sul Movimento con le vicende del Campidoglio”. Lo dice, in una nota, il sindaco di Parma, che si autodefinisce “sospeso dal M5S e da mesi ormai in attesa di verdetto”.

“Nei due anni in cui il Direttorio gestisce il M5S – prosegue Pizzarotti – sono stati scaricati due sindaci, di Gela e di Quarto, un terzo è stato sospeso oltre 100 giorni fa senza che esistesse una regola per farlo, ora vi è il caos a Roma, con un rimpallo di accuse tra chi dice di aver avvisato il Direttorio e chi invece sostiene di non sapere nulla dell’indagine in corso nei confronti dell’asre Muraro. Tutto questo è stato causato da una grave mancanza di regole chiare a tutti. Da due anni chiedo una maggiore organizzazione e regole certe, condivise da tutti gli eletti portavoce attraverso un incontro pubblico, un meetup nazionale”.

“Invece si legge sempre più spesso di incontri a porte chiuse e decisioni prese dall’alto. Ho sempre sostenuto che le correnti interne, che esistono anche nel Movimento, o vengono palesate oppure si rischia di rimanerne schiacciati. Alla luce di tutto questo, l’Italia non si governa con due clic in rete e con decisioni calate dall’alto e a porte chiuse. Serve incontrarsi, parlarsi, organizzarsi, anche litigare e discutere. Ma serve farlo a livello nazionale e con la partecipazione di tutti”.